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Verso il daguerrotipo: aggiornamenti

21 dicembre 2011 Lascia un commento

Alcuni aggiornamenti su questa nuova ricerca.

Ho finalmente trovato un distributore di materiali chimici che fa al caso mio.
Tra iodio, bromo, mercurio e il clorato d’oro partono quasi 300 € quindi è una spesa che farò tra gennaio e febbraio.
Sto cercando qualche fabbrichetta di galvanizzazione che mi faccia le piastre ad un costo abbordabile.
Studiando bene il processo potrei mettermi anche a galvanizzare qualche piastrina di rame, ma non sono molto convinto per motivi di sicurezza e spazio: non ho abbastanza esperienza per giocare anche con questa parte del processo. E poi credo che morirò prima, maneggiando i chimici 🙂

Mi è arrivato finalmente il libro The Daguerreotype: Nineteenth-Century Technology and Modern Science  (M. Susan Barger, William B. White).
E’ fantastico! Si tratta di uno studio chimico/fisico fatto da un’Università americana (Pennsilvania) per approfondire gli aspetti dei materiali, partendo dal processo originale e le sue varianti. Tratta a fondo anche gli esperimenti che hanno fatto per recuperare daguerrotipi molto rovinati, restaurarli e dargli nuova vita.
Una valanga di informazioni.

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Mai darsi per vinti: la lunga strada verso il Daguerrotipo

30 novembre 2011 Lascia un commento

Uno pensa che siccome la tecnica ha quasi 200 anni dovrebbe essere tutto chiaro, facile e a portata di mano. Non funziona così.

Primo problema: iodio e bromo non si trovano dietro l’angolo. Ho scritto ad una azienda chimica che fa prodotti per laboratorio e, alla terza volta che gli spiegavo cos’è un daguerrotipo, mi hanno detto che loro non ne capiscono. Ho scritto alla Carlo Erba ma per ora tutto tace.
Non mi do per vinto: per lo Iodio forse si può passare dalla tintura di Iodio e con l’acqua ossigenata fare un paciugo. Ho ordinato un libro da amazon (Illustrated Guide to Home Chemistry Experiments) che mi dovrebbe aiutare. Per il bromo sono in alto mare.
Ora mi sto maledicendo per tutte le lezioni di chimica del Liceo in cui non ho ascoltato niente.

Poi c’è la questione delle “scatole del fumo” dove l’argento viene sensibilizzato e l’imbutone per lo sviluppo al mercurio. Mi sto guardando un po’ di disegni antichi e moderni, non mi sembrano cose complicatissime. Nel weekend passerò da qualche FaidaTe a guardare un po’ di materiale.

Infine le piastre d’argento e la macchina da utilizzare, a cui non ho ancora pensato.

Sopra a tutto ciò metto il problemone della sicurezza personale. Anche se metto insieme tutto, sarò in grado di non ammazzarmi?

L’ultimo trip: il Daguerrotipo è ancora fattibile?

28 novembre 2011 Lascia un commento

Risposta breve: sì.

Risposta estesa: sì, ma “sono cazzi da cagare” (è un termine tecnico coniato da Daguerre in persona).
Il Daguerrotipo è il primo metodo fotografico divulgato e commercializzato al pubblico dal 1839 da Daguerre e da Niepce figlio (del vero inventore), con le macchine fotografiche (Camere Oscure) di Giroux (il cognato di Daguerre), in cui l”immagine ripresa viene fissata su una lamina metallica di rame o argento.
Già dopo una ventina d’anni il processo era quasi tramontato, sostituito dai calotipi e da altre tecniche più semplici e più sensibili (già nel ’34 l’inglese Talbot lavorava a negativi su carta).
Ma la daguerrotipia non è mai scomparsa definitivamente perchè produce pezzi unici di storia e arte.
E’ un’espressione eccelsa di artigianato, alchimia e arte.
Questo metodo ha complessità e aspetti negativi difficili da comprendere per noi moderni, ma è comunque arte. Più precisamente:

  • la sensibilità è circa  0,004 ISO (forse c’è uno zero in più) se è solo iodato
  • i tempi di esposizione (vedi punto precedente) sono mostruosi, dai 20 secondi (per le lastre iodate e poi bromate esposte con moltissima luce) ai 20-25 minuti (per quelle solo iodate)
  • le lastre di rame argentato costano, oltre a costare uno deve anche trovarle in giro, quando le hai trovate devi modificare la tua macchina fotografica per utilizzarle
  • la lastra argentata va pulita a specchio in modo minuzioso. Un errore in questa fase e i chimici non attecchiranno sulla superficie
  • i chimici utilizzati per la fotosensibilizzazione dell’argento sono estremamente nocivi (oltre che di difficile reperimento oggi):
    – cristalli di Iodio (iodine): esposti all’aria generano un fumo nocivo che però sensibilizza l’argento. Quando dico nocivo intendo che con un paio di respiri ci si gioca un polmone. L’ingestione di 3 grammi di iodio sono fatali. A contatto con la pelle s’incendia e buca la carne. Lo Iodio è ossidante per qualsiasi metallo tranne il titanio. Trovare in giro questi sali dopo che sono stati usati per la produzione di metanfetamina (meth) è diventato alquanto difficile. La DEA vuole i tuoi dati quando acquisti dei cristalli di Iodio
    – cristalli di Bromo (bromide): accelerano la sensibilizzazione dell’argento e aumentano quindi gli ISO del metallo. I fumi sono estremamente tossici, giusto un filo in meno di quelli di Iodio
  • lo sviluppo di Daguerre (classico) è fatto con i fumi di Mercurio: questo vuol dire far bollire del mercurio in modo che il vapore entri in contatto con la lastra esposta. Inutile dire che i vapori di mercurio vi fan cascare i reni e spappolare il fegato
  • per i due punti precedenti, chi si cimenta in quest’arte si deve procurare una cappa aspirante da laboratorio (non è proprio economica
  • lo sviluppo di Bequerelle (per i poveri di spirito) è più sicuro. Si protegge la lastra con un vetro o gelatina di colore rosso e la si lascia al sole per 2 o 3 ore, stando attenti che non si scaldi troppo se no si scolora
  • le lastre sviluppate vanno “dorate” (in inglese questa fase si chiama gilding) per aumentare il contrasto e fissare meglio l’immagine. La doratura viene fatta con un composto chimico che contiene oro, quindi il suo costo è alto
  • le lastre sviluppate e dorate sono molto fragili e basta una ditata per far scomparire l’immagine. Devono sempre essere chiuse in un cofanetto con il vetro
  • le lastre non sono riproducibili. Non essendo negative (ma positive) e su un mezzo non trasparente, non c’è modo di farne delle copie
  • le immagini riprodotte sono visibili solo a certe angolazioni

Un bel po’ di problemini, converrete con me.
Poche persone al mondo ancora esercitano quest’arte così pericolosa. Pensate che all’ultimo convegno MONDIALE sulla daguerrotipia erano in venti, un numero mai raggiunto prima di presenze.
In Italia di fotografi “certificati” daguerrotipisti se ne annoverano due.
Ormai il trip m’è partito, saranno i fumi di Iodio?