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Archive for dicembre 2011

Verso il daguerrotipo: aggiornamenti

21 dicembre 2011 Lascia un commento

Alcuni aggiornamenti su questa nuova ricerca.

Ho finalmente trovato un distributore di materiali chimici che fa al caso mio.
Tra iodio, bromo, mercurio e il clorato d’oro partono quasi 300 € quindi è una spesa che farò tra gennaio e febbraio.
Sto cercando qualche fabbrichetta di galvanizzazione che mi faccia le piastre ad un costo abbordabile.
Studiando bene il processo potrei mettermi anche a galvanizzare qualche piastrina di rame, ma non sono molto convinto per motivi di sicurezza e spazio: non ho abbastanza esperienza per giocare anche con questa parte del processo. E poi credo che morirò prima, maneggiando i chimici 🙂

Mi è arrivato finalmente il libro The Daguerreotype: Nineteenth-Century Technology and Modern Science  (M. Susan Barger, William B. White).
E’ fantastico! Si tratta di uno studio chimico/fisico fatto da un’Università americana (Pennsilvania) per approfondire gli aspetti dei materiali, partendo dal processo originale e le sue varianti. Tratta a fondo anche gli esperimenti che hanno fatto per recuperare daguerrotipi molto rovinati, restaurarli e dargli nuova vita.
Una valanga di informazioni.

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Mostra Fotografica: Robert Mapplethorpe

21 dicembre 2011 Lascia un commento

Fino al 9 aprile, al Forma di Milano, potete visitare la mostra personale di Robert Mapplethorpe.
178 fotografie del maestro newyorkese, dagli inizi con le polaroid ai corpi perfetti e statuari di uomini e donne bellissimi.
Qua una recensione della mostra.
Orario
tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì dalle 10 alle 22
lunedì chiuso
Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro

Usato garantito? Come controllare e scegliere una macchina fotografica usata

20 dicembre 2011 6 commenti

La scelta del tipo di macchina fotografica a pellicola è una questione molto personale e relativa al tipo di approcio che vogliamo dare al nostro fotograre:

  • se viaggiare leggeri o pesanti
  • il tipo di macchina reflex/telemetro/TLR
  • il formato piccolo/medio/grande
  • il costo del corpo e delle lenti da associare (il corpo è importante, ma è meglio investire sulle lenti, ricordate)
  • la disponibilità di pezzi di ricambio e di persone che sappiano aggiustare o fare manutenzione su quanto state per acquistare.

Attenzione che alcuni formati di pellicola non sono più prodotti, quindi non comprate macchine “morte”!

Qui descrivo i controlli  per le reflex, che si applicano al 95% anche alle telemetro. Per le grandi formato il discorso è un po’ diverso, se vi serve fatemi un cenno.

Il corpo è essenzialmente identico ad una digitale ed è composto da:

  • chassis (il corpo in sè) di metallo, plastica, cuoio o mix
  • leva di avanzamento
  • bottone di scatto (e fuoco se la macchina lo prevede)
  • bottoni o leve per l’aggancio e sgancio dell’obiettivo
  • rotelle e meccanismi per regolare i tempi, diaframmi, sovra e sotto esposizione, ISO pellicola, ecc
  • mirino e correttore di diottrie
  • luci e segnalazioni interne al mirino
  • pentaprisma (per le reflex) e telemetro (per le telemetro appunto)
  • specchio
  • tendina
  • binari porta pellicola
  • rocchetti porta negativo
  • sportello posteriore
  • motorino di avanzamento e riavvolgimento pellicola (se presente)
  • vano batteria
  • esposimetro
  • meccanismi di trasmissione all’obiettivo (fuoco, diaframmi, ecc) e contatti elettrici

1- la prima cosa da guardare è la pulizia generale della macchina: è un indice di come è stata usata e conservata una volta che il precedente proprietario è passato ad altro.

  • verificate che sia pulita, non ci deve essere polvere o macchie di grasso/unto,
  • l’eventuale “appannamento” delle plastiche e del metallo del corpo è abbastanza normale più la macchina è vecchia, ma non deve essere dovuta a scarsa pulizia
  • l’ossidazione evidente dei metalli è un cattivissimo segnale (o buono per avere un mega sconto); parti metalliche ricoperte da incrostazioni di colore arancio, verde, azzurro e bianco indicano che il metallo è stato aggredito in modo “violento” e profondo. Se può essere abbastanza ininfluente sulle parti fisse, sulle parti mobili (le molle ad esempio) e sui contatti elettrici signifoca che la macchina non funziona o in brevissimo tempo si romperà. Statene alla larga
  • la fioritura sul metallo è un fenomeno normale e si manifesta con bollicine, piccole screpolature sul metallo esterno. E’ ininfluente sul funzionamento ma abbassa il prezzo, visto che esteticamente non è bellissimo
  • cuoio rovinato, scollato o con bollicine: di solito non influisce sul funzionamento ma costituisce un ottima leva per avere uno sconto
  • controllate la presenza di graffi o punti evidenti di rottura/caduta. I graffi non dovrebbero influire sul funzionamento, mentre evidenti segni di caduta (rientranze, gobbette, ecc) sono un campanello di allarme. Le vecchie care macchine analogiche sono pezzi di meccanica molto precisa, colpi secchi possono rovinarle definitivamente
  • controllate infine che ci sia tutto, cioè non siano partiti bottoni e bottoncini, levette varie ecc. Più la macchina è vecchia più è probabile che alcune parti si siano staccate

2- leva di avanzamento: il particolare che più distingue un’analogica da una digitale è la leva o rotella (a seconda del modello) di avanzamento del rullino.
Il movimento porta avanti il rullo di un frame e carica con un meccanismo a molla la tendina (se la macchina ne ha una).

Il meccanismo normalmente attiva anche il bottone di scatto.
Controllate quindi che il movimento sia fluido, non si deve fare troppo sforzo, e che si attivi il tasto di scatto.  Controllate poi, con il retro aperto, che girando  la leva si muova anche il rocchetto (in inglese take up spool)

3- il bottone di scatto è una delle parti che più si utilizzano e quindi più soggette ad usura. Se di metallo controllate bene che non sia ossidato. Provate lo scatto più volte. Se la macchina ha il motore di avanzamento potrebbe avere anche una funzionalità di scatto a raffica. Alcune macchine hanno meccanismi di blocco del dry-fire (scatto a secco, senza pellicola) ma in generale dovreste sentire il classico “click” dello specchio che si alza e della tendina che si muove. Per sicurezza buttateci dentro un rullino e provate. Per le macchine che hanno l’otturatore sul piano focale (la tendina) potete provare a verificare che i tempi di scatto siano vagamente coerenti. E’ una questione di esperienza ed è meglio affidarsi ad un riparatore per mettere a posto questa parte. Indicativamente però se settate i tempi a 1/100 e lo scatto è di un secondo, c’è un problema meccanico

4- aggancio e sgancio obbiettivo sono sbloccati da leve o tastini. Verificate che non siano ossidati, che il movimento sia fluido e senza sforzi e ovviamente che l’obiettivo salga facilmente

5- rotelle e meccanismi vari di controllo dell’esposizione (tempi, diaframmi, ISO, sovra/sotto esp, ecc): altro che menù di scelta delle nostre fiammanti digitali! Qua è tutto a portata di mano e di rotella! Verificate che le varie rotelle/levette si muovano con facilità, senza sforzi. Molte hanno dei bottoncini di blocco per evitare errori di esposizione. Verificate che anche questi funzionino correttamente. Spesso sotto o tra le rotelle si annida ossidazione e sporco. Non è difficile individuarlo e anche ad un controllo superficiale si vede. Sfortunatamente il complesso funzionamento di queste rotelle e levette può essere confermato solo scattando delle fotografie, sviluppando e verificando il risultato.

6- mirino: deve essere pulito, possibilmente non graffiato e non appannato. Le reflex “vedono” attraverso l’obiettivo (TTL – Through-the-lens) mentre le telemetro vedono direttamente l’inquadratura.
Alcune macchine più evolute hanno un correttore di diottrie per chi ha problemi di vista. Si tratta di verificare se la rotellina/levetta funziona

7- segnalazioni nel mirino: nel 90% delle macchine analogiche nel mirino si vedranno, oltre alla nostra inquadratura, anche alcune informazioni o segnalazioni rispetto a come è impostata la macchina, all’esposizione, ecc. A seconda del modello potrebbe essere tutto meccanico, come alimentato da una batteria. Qui vi rimando ai manuali delle singole macchine. Se sono a batteria comunque, dovrebbe accendersi qualche lucetta (lo so, non son preciso e me ne rammarico)

8- pentaprisma e telemetro: il pentaprisma è ciò che distingue una reflex dalle altre macchine fotografiche (reflex perchè lo specchio riflette nel pentaprisma che a sua volta raddrizza l’immagine nel mirino).

Difficilmente lo toccherete mai con mano; sta di fatto che se è sporco o c’è polvere, nel mirino e sull’inquadratura vedrete delle belle macchioline. Normalmente non influiscono sulla fotografia finale, ma sono una rottura di scatole. Se lo sporco è leggero e presente solo nella parte inferiore che sporge verso lo specchio dovrebbe essere sufficiente pulire con un panno in microfibra o con un getto d’aria. Nell’immagine sotto vedete specchio (in basso) e la prima faccia del prisma, quella che potete pulire con molta delicatezza.

Se lo sporco è passato da altre parti o è molto evidente, beh, dovete farla smontare.
Quasi tutte le reflex moderne usano il pentaprisma anche per la valutazione dell’esposizione e se la luce arriva filtrata perchè sporco, l’esposizione sarà una ciofeca. Valutate bene se il costo vale la pena.

Immagine presa da qui.
Il telemetro invece è un meccanismo a specchi composto da due/tre finestrelle che raccolgono l’immagine, sovrappongono informazioni, effettuano in alcuni casi la lettura dell’esposizione e sostituiscono di fatto il pentaprisma. Le finestrelle devono essere pulite, non graffiate o rotte. L’immagine trasmessa (nel 99% dei casi è diretta nel mirino, non passa dall’obiettivo) deve essere pulita e ben contrastata. Lenti “sporche” o rovinate influiscono sull’esposizione

9- lo specchio serve a trasmettere l’immagine dalla lente al mirino. Con il pentaprisma costituisce il cuore della reflex. Lo specchio deve essere pulito e non graffiato. Anche se ininfluente sullo scatto finale, potrebbe leggermente influire sull’esposizione se trasmette meno luce del dovuto. Lo specchio è montato su un meccanismo a sollevamento. Una volta premuto a fondo il tasto di scatto lo specchio si alza pochi millisecondi prima che l’otturatore nella lente o la tendina facciano passare la giusta dose di luce. E’ ovviamente un meccanismo essenziale al funzionamento della macchina. Non con tutte è  possibile vederlo in azione senza lente montata.
Il meccanismo viene attivato dalla leva di caricamento del rullino o dal motorino, se presente.
Indicativamente, schiacciando il pulsante di scatto dovreste vedere lo specchio che salta su e la tendina dietro che si muove. In questo caso il movimento deve essere secco e deciso. Uno specchio lento indica il meccanismo probabilmente rotto.

Immagine presa da qui, che ringrazio.

10- la tendina posteriore è il meccanismo che applica al negativo il tempo di posa (che abbiamo impostato o che la macchina ha calcolato), aprendosi e chiudendosi.
Ci sono molti tipi di meccanismi e di tendine. Tutte sono molto delicate e non bisogna mai e dico MAI toccarle con le dita o con il negativo. Per muoversi ad 1/4000 di secondo, devono essere perfettamente allineate, pulite e “ingrassate”. Non cercate mai di pulirle! Devono essere verificate e manutenute  solo da un riparatore esperto.
Una tendina non funzionante perfettamente comporta immagini sovra/sotto esposte, rullini interi bruciati, immagini parziali, ecc ecc, il peggio insomma.
Verificate che la tendina si muova schiacciando il bottone di scatto. Il meccanismo deve essere scattante e non rallentato. Una tendina con delle striature o con il metallo esposto (di solito è tutto pitturato di nero) indica che la tendina non tiene bene e sta sfregando da qualche parte. E’ un bruttissimo segno. Probabilmente la tendina è stata maneggiata male o la macchina è caduta. Riparare la tendina costa, mediamente, più di una reflex come la Nikon FE2. Valutate bene se acquistarla o meno.

11- binari o slitta portapellicola: sono normalmente di metallo e servono a far scorrere il negativo in modo fluido quando viene fatto avanzare. Diffidate da binari rovinati o ossidati. Graffiano il rullino e poi possono provocare perdite di luce, esponendo il negativo e rovinandolo. Lo stato dei binari è uno dei segnali più chiari di quanto sia stata usata la macchina fotografica che state controllando.

12- rocchetti porta negativo: il rocchetto principale è quello più a destra nell’immagine sotto-riportata ed ha il compito di avvolgere il rullino man mano che si scatta. L’avvolgimento viene fatto scatto dopo scatto con la levetta di caricamento. Il rocchetto vicino serve invece per facilitare il primo inserimento della pellicola. A sinistra invece c’è l’alloggiamento del rullino. Verificate che i meccanismi si muovano fluidamente, che siano puliti e non ossidati (anche se di solito sono di plastica). La cosa migliore sarebbe provare un rullino e vedere se si avvolge tutto senza strattoni e pieghe e se il meccanismo di riavvolgimento (a mano o motorizzato) funziona correttamente. Normalmente il rocchetto di sinistra e di destra hanno dei bottoncini di sblocco per permettere il riavvolgimento. Verificate che funzionino.

13- sportello posteriore: è la porta d’accesso al rullino. Ha quasi sempre un sistema di bloccaggio per evitare di aprirlo a rullino non completato o non riavvolto. Deve essere pulito e deve aprirsi con facilità. Controllate che i cardini non siano troppo ossidati o rovinati. Spesso al suo interno ha una piastrina di metallo o plastica che serve a “schiacciare” il negativo contro i binari per tenerlo perfettamente piatto. Verificate che non sia troppo graffiato o usurato, in quanto potrebbe rovinare il negativo graffiandolo o, peggio, non tenerlo ben piatto.

14- motorino di avanzamento/riavvolgimento pellicola: presente solo nei modelli più “moderni” si può testare solo se sono presenti le batterie e con un rullino dentro. Se la macchina ha il motorino è obbligatorio sacrificare un rullino, altrimenti la sorpresa potrebbe essere molto brutta. Se il motore è morto la macchina è da buttare perchè non ci sarà la leva di caricamento a sopperire.

15- vano batteria: sul lato o nel fondo della macchina fotografica c’è il vano batteria. Qui vanno inserire le batterie (wow che deduzione fenomenale) del voltaggio giusto (questa sì che invece è importante, perchè un voltaggio sbagliato sballa l’esposimetro). Verificate a fondo questa parte. Non deve essere ossidato/bloccato il tappino e soprattutto l’interno deve essere assolutamente privo di ossidazioni.
Se i contatti interni sono ossidati possono anche essere ripuliti ma possono indicare che l’ossidazione è penetrata più a fondo nella macchina, magari compromettendo altre parti non così facilmente visibili. Tendenzialmente scarterei una macchina con contatti ossidati

16- esposimetro: che utilizziate una reflex o una telemetro, probabilmente la vostra macchina monterà questo meccanismo utilissimo. E’ alimentato a batteria, quindi assicuratevi che ci siano batterie nuove e del voltaggio giusto. Poi nel mirino, inquadrando un soggetto ben illuminato,  dovreste vedere qualche tipo di segnalazione cambiare: asticelle, numeri, luci varie, scale…ogni modello ha il suo tipo diverso e non tutti si attivano senza premere il pulsante di scatto o senza un rullino caricato. Se è tutto morto, cambiate le batterie. Anche qua vale la regola che è meglio avere il libretto di istruzioni prima di controllarlo, per essere sicuri di quello che bisogna guardare.
Il fatto che l’esposimetro dia segni di vita non indica però che questo sia calibrato correttamente. Potete farvi un’idea provando a ripetere l’esposizione con una digitale, inquadrando lo stesso soggetto in modalità spot. Le letture dovrebbero coincidere o avvicinarsi. Investire in una revisione/calibrazione dell’esposimetro è una spesa abbastanza sostenuta ma se ci dovete lavorare molto è meglio farla

17- meccanismi di trasmissione all’obiettivo e contatti elettrici: stanno nella parte frontale e comprendono il motore dell’autofocus (testabile solo con le batterie) ed eventuali altre leve e levette (come quella del controllo del diaframma). Controllate che sia tutto pulito e non ossidato. Le leve devono scattare (sono mosse con delle molle). Se sono presenti contatti elettrici anche questi devono essere ben puliti. Ossidazione in questi punti comportano problemi con l’obiettivo e l’esposizione.

Anche questa volta sono stato molto prolisso e ripetitivo, me ne scuso. Probabilmente ho dimenticato dei pezzi che aggiungerò man mano.
Buon divertimento

Sicurezza e smaltimento dei prodotti chimici dello Sviluppo: il tabù fotografico più nascosto

15 dicembre 2011 1 commento

Questo post mi è venuto in mente mentre sturavo la vasca da bagno con un bel litrozzo di Mister Muscolo, lo ammetto non è romantico.
Gli amici del marketing ti vendono il super acidone e, per legge, ti avvisano che il prodotto nuoce alla natura, ai pesci, ti scioglie le dita, si trasforma in gas velenosi, ecc ecc.
Ora dico, se mi vendete un prodotto del genere che male faranno i prodotti che uso per lo sviluppo dei miei adorati rullini?
E qui cala un velo di mistero e segreto, sollevato solo da pochi in Italia, dibattuto ampiamente nei paesi anglosassoni.
Come diavolo smaltisco i liquidi esausti?
La risposta giusta moralmente, scientificamente, legalmente e naturalisticamente è andare in una discarica specializzata.
La risposta breve è invece abbastanza vicina al vostro bidet ma io non la consiglio (predico bene, razzolo male, ma non ditelo a nessuno).
Alcune premesse doverose:

  • i chimici utilizzati per sviluppo, stop e fissaggio, contengono sostanze chimiche “pericolose” in dosi molto basse, questo non toglie che siano e rimangano pericolose
  • alcune sostanze sono più pericolose per l’ambiente e gli esseri umani di altre. Gli idrochinoni ad esempio sono dei simpatici cancerogeni e sono abbondanti in alcuni tipi di sviluppo steady (quelli in cui si lascia la tank ferma e non si eseguono le inversioni)
  • esistono soluzioni molto verdi e sicure da smaltire nelle acque di scarico, cercatele tra i vari fornitori, ma son costosette
  • dovete capire se la vostra fogna è settica o meno, cioè se calate dei chimici in un posto (poco simpatico di suo) che poi esplode per quello che state scaricando. Ditelo che non avreste mai pensato di dover parlare di fogne in ambito fotografico
  • ho scritto all’ARPA Lombardia per chiedere consigli ma non mi ha risposto nessuno; avevate dubbi?

Due note che aiutano sicuramente:

  • quando sviluppo e stop sono esauriti, miscelateli assieme. Questo annulla le loro proprietà basiche e acide con il risultato che il nuovo liquido è inerte (non vuol dire non inquinante, badate bene)
  • quando il fissaggio è esaurito, non gettatelo nel water. Nel fissaggio sono presenti le maggiori quantità di argento, che di per sè è peggio degli acidi come inquinante. La soluzione migliore sarebbe di portarlo in un negozio di fotografia che per legge li deve raccogliere e consegnare ai centri specializzati. Se proprio proprio non ce la fate, potete prendere i vari fissaggi esausti e metterli in una bella bottigliona con dentro una spugna d’acciaio. In teoria l’argento, con un processo molto lento, si ossiderà sull’acciaio che diventerà nero. [questa parte in arancio non ho la certezza che funzioni, prendetelo quindi con le pinze] Superata questa fase credo che sia sufficiente far evaporare il liquido rimasto (non in casa, magari sul balcone) e poi gettare il resto come rifiuto normale.

Per riassumere: lo sviluppatore saltuario difficilmente farà disastri ambientali, se paragonati a cosa scarichiamo mediamente nelle nostre fogne per lavare i piatti, sturare i lavandini e lucidare l’acciaio. Lo sviluppatore seriale dovrebbe, almeno per il fissaggio, trovare un modo sicuro di smaltimento.

Di seguito riporto anche alcuni articoli interessanti (anglo-ammerigani)

http://earth911.com/photographic-chemicals/tips-for-recycling-and-disposing-of-photographic-chemicals/

http://www.fau.edu/facilities/ehs/info/Photo-Chemicals-Safety.pdf

http://www.squarefrog.co.uk/techniques/developing-film.html

http://audario.forumfree.it/?t=17993275

L’alieno fotografico ovvero il fotografo analogico nel mondo digitale

14 dicembre 2011 Lascia un commento

Girare con una reflex in mano ormai è una cosa da tutti i giorni.
Nessuno si impiccia del fatto che tu stia scattando delle fotografie ai piccioni sul Duomo o al barbone per strada o al papavero in mezzo al campo di grano.

Ma come tiri fuori una macchina a pellicola la gente comincia a diventar curiosa e ti guarda come un alieno.
La prima volta che sono uscito di casa con una TLR (la Ikoflex Ic) la gente non riusciva quasi a capacitarsi di che cacchio stessi facendo.
Un tipo mi ha persino chiesto se era solo per bellezza, per farmi vedere, o se funzionasse davvero.
Altri, guardandomi mentre scattavo con la Mamiya 6, non appena si sono accorti del magico movimento del pollice destro sulla leva che avvolge il rullino e prepara lo scatto successivo, hanno sgranato gli occhi.
Per me che sono timido la cosa costituisce una sfida: essere osservato mentre ti concentri sul tuo “lavoro” è uno stress niente male.

E’ incredibile come nell’arco di solo 15 anni la gente si sia completamente disabituata a vedere un fotografo analogico in azione. Se penso a qualcuno che entra in una cabina telefonica per chiamare (sempre che riesca a trovarla) non credo che ne sarei stupito come invece dimostrano le persone che vedono il fotografo analogico all’opera.
Non capisco se sia una questione di tecnica “perchè quel tipo utilizza la pellicola quando è più semplice usare il digitale” o di presunto esibizionismo “hai visto quel tipo che usa l’analogica per farsi vedere“.
Perchè l’esibizionismo fotografico per me è andare in giro con un trolley stracarico di roba o con un obiettivo che sembra un cannone di carrarmato per fotografare bambini. E’ l’eccesso.
I rari che mi chiedono perchè scatto in analogico, a sentire le mie spiegazioni storcono un po’ il naso.
Controllare tutto il processo sembra una perdita di tempo.
Li lascio pensare così.

Mostra fotografica: C’era una volta il Cinema Italiano – Giuseppe Palmas

14 dicembre 2011 Lascia un commento

All’Auditorium di Milano (Largo Mahler) sono in mostra le fotografie del paparazzo-reporter Giuseppe Palmas, ai più sconosciuto, di tutte le star e starlette del Cinema italiano.

In mostra fino al 6 gennaio 2012.

Gli inglesi son paranoici ovvero: i pericolosissimi fotografi terroristi

13 dicembre 2011 Lascia un commento

A me è capitato nel 2008, a maggio, in pieno delirio post 11 settembre.
Stavo tranquillamente fotografando Westminster con la mia D80 e il cavalletto (era tardi) e vengo fermato da due Bobbies per un controllo documenti.

A parte la strizza assoluta, ho chiesto ai due gentiluomini come mai mi controllassero e loro risposero che era perchè avevo il cavalletto e l’antiterrorismo pensava che un tipo con il cavalletto di notte a far fotografie era ben sospetto.

Fosse stato di giorno non ci sarebbero stati problemi, ma di notte! Tzè! D’altronde si sa che i terroristi vengono fuori di notte a far fotografie tutte pixellose mentre di giorno dormono. Come non me ne ero avveduto.
Dico io, ma che cacchio c’è da fotografare di notte che di giorno non si vede?
Se fosse così, son ben idioti a farlo scoprire a me.
Tant’è, mi controllano e poi mi lascian la ricevuta: non sono un terrorista. Oh bene grazie, ora che me l’avete scritto anche voi me lo metterò nel CV.

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Questa è una delle tante storie successe a fotografi in Inghilterra e di cui forse avete sentito parlare.
Ma quando si pensa di essere arrivati al fondo poi si scopre che c’è sempre da scavare.
E così oggi esce la notizia che in una stazione di Londra aperta al pubblico come museo ora non è più possibile scattare con macchine digitali reflex. E io penso: che cacchio han paura che metti una bomba in una D5000?
L’MI6 teme che il tuo 28-300 sia in realtà una flashbang pronta a stordire la security?
Sbagliato!
Si sono accorti che chi ha una reflex digitale ci impiega molto più tempo a visitare la stazione mentre scatta 100 foto del particolare della cicca schiacciata per terra, e ciò rallenta l’afflusso dei turisti successivi.
Forse questi inglesi non sono del tutto svarionati.

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