Sicurezza e smaltimento dei prodotti chimici dello Sviluppo: il tabù fotografico più nascosto

15 dicembre 2011 1 commento

Questo post mi è venuto in mente mentre sturavo la vasca da bagno con un bel litrozzo di Mister Muscolo, lo ammetto non è romantico.
Gli amici del marketing ti vendono il super acidone e, per legge, ti avvisano che il prodotto nuoce alla natura, ai pesci, ti scioglie le dita, si trasforma in gas velenosi, ecc ecc.
Ora dico, se mi vendete un prodotto del genere che male faranno i prodotti che uso per lo sviluppo dei miei adorati rullini?
E qui cala un velo di mistero e segreto, sollevato solo da pochi in Italia, dibattuto ampiamente nei paesi anglosassoni.
Come diavolo smaltisco i liquidi esausti?
La risposta giusta moralmente, scientificamente, legalmente e naturalisticamente è andare in una discarica specializzata.
La risposta breve è invece abbastanza vicina al vostro bidet ma io non la consiglio (predico bene, razzolo male, ma non ditelo a nessuno).
Alcune premesse doverose:

  • i chimici utilizzati per sviluppo, stop e fissaggio, contengono sostanze chimiche “pericolose” in dosi molto basse, questo non toglie che siano e rimangano pericolose
  • alcune sostanze sono più pericolose per l’ambiente e gli esseri umani di altre. Gli idrochinoni ad esempio sono dei simpatici cancerogeni e sono abbondanti in alcuni tipi di sviluppo steady (quelli in cui si lascia la tank ferma e non si eseguono le inversioni)
  • esistono soluzioni molto verdi e sicure da smaltire nelle acque di scarico, cercatele tra i vari fornitori, ma son costosette
  • dovete capire se la vostra fogna è settica o meno, cioè se calate dei chimici in un posto (poco simpatico di suo) che poi esplode per quello che state scaricando. Ditelo che non avreste mai pensato di dover parlare di fogne in ambito fotografico
  • ho scritto all’ARPA Lombardia per chiedere consigli ma non mi ha risposto nessuno; avevate dubbi?

Due note che aiutano sicuramente:

  • quando sviluppo e stop sono esauriti, miscelateli assieme. Questo annulla le loro proprietà basiche e acide con il risultato che il nuovo liquido è inerte (non vuol dire non inquinante, badate bene)
  • quando il fissaggio è esaurito, non gettatelo nel water. Nel fissaggio sono presenti le maggiori quantità di argento, che di per sè è peggio degli acidi come inquinante. La soluzione migliore sarebbe di portarlo in un negozio di fotografia che per legge li deve raccogliere e consegnare ai centri specializzati. Se proprio proprio non ce la fate, potete prendere i vari fissaggi esausti e metterli in una bella bottigliona con dentro una spugna d’acciaio. In teoria l’argento, con un processo molto lento, si ossiderà sull’acciaio che diventerà nero. [questa parte in arancio non ho la certezza che funzioni, prendetelo quindi con le pinze] Superata questa fase credo che sia sufficiente far evaporare il liquido rimasto (non in casa, magari sul balcone) e poi gettare il resto come rifiuto normale.

Per riassumere: lo sviluppatore saltuario difficilmente farà disastri ambientali, se paragonati a cosa scarichiamo mediamente nelle nostre fogne per lavare i piatti, sturare i lavandini e lucidare l’acciaio. Lo sviluppatore seriale dovrebbe, almeno per il fissaggio, trovare un modo sicuro di smaltimento.

Di seguito riporto anche alcuni articoli interessanti (anglo-ammerigani)

http://earth911.com/photographic-chemicals/tips-for-recycling-and-disposing-of-photographic-chemicals/

Fai clic per accedere a Photo-Chemicals-Safety.pdf

http://www.squarefrog.co.uk/techniques/developing-film.html

http://audario.forumfree.it/?t=17993275

L’alieno fotografico ovvero il fotografo analogico nel mondo digitale

14 dicembre 2011 Lascia un commento

Girare con una reflex in mano ormai è una cosa da tutti i giorni.
Nessuno si impiccia del fatto che tu stia scattando delle fotografie ai piccioni sul Duomo o al barbone per strada o al papavero in mezzo al campo di grano.

Ma come tiri fuori una macchina a pellicola la gente comincia a diventar curiosa e ti guarda come un alieno.
La prima volta che sono uscito di casa con una TLR (la Ikoflex Ic) la gente non riusciva quasi a capacitarsi di che cacchio stessi facendo.
Un tipo mi ha persino chiesto se era solo per bellezza, per farmi vedere, o se funzionasse davvero.
Altri, guardandomi mentre scattavo con la Mamiya 6, non appena si sono accorti del magico movimento del pollice destro sulla leva che avvolge il rullino e prepara lo scatto successivo, hanno sgranato gli occhi.
Per me che sono timido la cosa costituisce una sfida: essere osservato mentre ti concentri sul tuo “lavoro” è uno stress niente male.

E’ incredibile come nell’arco di solo 15 anni la gente si sia completamente disabituata a vedere un fotografo analogico in azione. Se penso a qualcuno che entra in una cabina telefonica per chiamare (sempre che riesca a trovarla) non credo che ne sarei stupito come invece dimostrano le persone che vedono il fotografo analogico all’opera.
Non capisco se sia una questione di tecnica “perchè quel tipo utilizza la pellicola quando è più semplice usare il digitale” o di presunto esibizionismo “hai visto quel tipo che usa l’analogica per farsi vedere“.
Perchè l’esibizionismo fotografico per me è andare in giro con un trolley stracarico di roba o con un obiettivo che sembra un cannone di carrarmato per fotografare bambini. E’ l’eccesso.
I rari che mi chiedono perchè scatto in analogico, a sentire le mie spiegazioni storcono un po’ il naso.
Controllare tutto il processo sembra una perdita di tempo.
Li lascio pensare così.

Mostra fotografica: C’era una volta il Cinema Italiano – Giuseppe Palmas

14 dicembre 2011 Lascia un commento

All’Auditorium di Milano (Largo Mahler) sono in mostra le fotografie del paparazzo-reporter Giuseppe Palmas, ai più sconosciuto, di tutte le star e starlette del Cinema italiano.

In mostra fino al 6 gennaio 2012.

Gli inglesi son paranoici ovvero: i pericolosissimi fotografi terroristi

13 dicembre 2011 Lascia un commento

A me è capitato nel 2008, a maggio, in pieno delirio post 11 settembre.
Stavo tranquillamente fotografando Westminster con la mia D80 e il cavalletto (era tardi) e vengo fermato da due Bobbies per un controllo documenti.

A parte la strizza assoluta, ho chiesto ai due gentiluomini come mai mi controllassero e loro risposero che era perchè avevo il cavalletto e l’antiterrorismo pensava che un tipo con il cavalletto di notte a far fotografie era ben sospetto.

Fosse stato di giorno non ci sarebbero stati problemi, ma di notte! Tzè! D’altronde si sa che i terroristi vengono fuori di notte a far fotografie tutte pixellose mentre di giorno dormono. Come non me ne ero avveduto.
Dico io, ma che cacchio c’è da fotografare di notte che di giorno non si vede?
Se fosse così, son ben idioti a farlo scoprire a me.
Tant’è, mi controllano e poi mi lascian la ricevuta: non sono un terrorista. Oh bene grazie, ora che me l’avete scritto anche voi me lo metterò nel CV.

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Questa è una delle tante storie successe a fotografi in Inghilterra e di cui forse avete sentito parlare.
Ma quando si pensa di essere arrivati al fondo poi si scopre che c’è sempre da scavare.
E così oggi esce la notizia che in una stazione di Londra aperta al pubblico come museo ora non è più possibile scattare con macchine digitali reflex. E io penso: che cacchio han paura che metti una bomba in una D5000?
L’MI6 teme che il tuo 28-300 sia in realtà una flashbang pronta a stordire la security?
Sbagliato!
Si sono accorti che chi ha una reflex digitale ci impiega molto più tempo a visitare la stazione mentre scatta 100 foto del particolare della cicca schiacciata per terra, e ciò rallenta l’afflusso dei turisti successivi.
Forse questi inglesi non sono del tutto svarionati.

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Andate a vedere Ansel Adams a Modena!

12 dicembre 2011 1 commento

E’ una minaccia!
Sono passato di corsissima a Modena ma ragazzi… se ne valeva la pena!
Moltissime fotografie del maestro dei paesaggi, alcune famosissime (es: Moonrise) e tutte stampate dalle sue abili mani.
Vederle dal vivo e non sullo schermo di un PC o su un libro è un’esperienza di un  livello completamente diverso.
La cura maniacale ai dettagli e la nitidezza di certe immagini fa veramente impressione.
La mostra continua fino al 29 gennaio, non perdetevela!

Qua avevo riportato i dettagli della mostra.

Mostra-evento FOTOGRAFICA11 – la settimana Canon della Fotografia

2 dicembre 2011 Lascia un commento

Mega evento di 5 giorni sponsorizzato da Canon a Milano, per avvicinare sempre più persone alla fotografia digitale.
Fino al 4 dicembre, mostre, incontri con fotografi italiani (non solo digitali, uno su tutti Berengo Gardin) e ingresso libero.

A Milano – LA TORNERIA Via Tortona, 32
Orari: 30 novembre 1-2 dicembre h. 18.00-22.00 / 3-4 dicembre h. 10.00-22.00
Qui trovate i calendari degli incontri, molto molto ricco: 2 dicembre, 3 dicembre e 4 dicembre.
Ci sono anche molte mostre, di cui riporto i titoli per farvi venire un po’ d’acquolina:

  • CliCiak – Fotografia e Cinema
  • Espressioni di stile sul tema della bandiera italiana – Camera della Moda
  • Freakers
  • Haiti negli occhi
  • La ferrovia transappenninica: il viaggio, i territori, la gente.
  • L’isola di vista
  • La Vespa e il cinema
  • L`occhio del cinema e il piacere del cibo
  • Un giorno nella vita dell’Italia – il nostro Paese ritratto nello stesso momento da 86 fotografi

Se siete a Milano per il weekend fateci un salto.

Mostra fotografica: Certi Sguardi – fotografie sul volontariato AA VV

1 dicembre 2011 Lascia un commento

Dal 5 dicembre lungo via Dante a Milano saranno esposte 40 fotografie di vari autori con al centro il lavoro dei volontari nel mondo.

Da non perdere! E ricordatevi, mentre fate shopping per Natale, che c’è un sacco di gente che se la passa molto male.

Mostra fotografica: Immenso e fragile, un racconto dal Nord – Ragnar Axelsson

1 dicembre 2011 Lascia un commento

Al Centro Culturale di Milano (Via Zebedia, 2)  in questi giorni e fino al 15 Febbraio, potete visitare la mostra del fotografo islandese Axelsson che espone 40 stampe in bianco e nero del nord della terra.

Tutto è estremo e il bianco e nero lo sottolinea più del colore.

Orari
Da lunedì a venerdì 10-13 / 15-18
Sabato e domenica 16-20
Giorno di chiusura martedì
Ingresso gratuito

Qui una preview delle immagini.

Mai darsi per vinti: la lunga strada verso il Daguerrotipo

30 novembre 2011 Lascia un commento

Uno pensa che siccome la tecnica ha quasi 200 anni dovrebbe essere tutto chiaro, facile e a portata di mano. Non funziona così.

Primo problema: iodio e bromo non si trovano dietro l’angolo. Ho scritto ad una azienda chimica che fa prodotti per laboratorio e, alla terza volta che gli spiegavo cos’è un daguerrotipo, mi hanno detto che loro non ne capiscono. Ho scritto alla Carlo Erba ma per ora tutto tace.
Non mi do per vinto: per lo Iodio forse si può passare dalla tintura di Iodio e con l’acqua ossigenata fare un paciugo. Ho ordinato un libro da amazon (Illustrated Guide to Home Chemistry Experiments) che mi dovrebbe aiutare. Per il bromo sono in alto mare.
Ora mi sto maledicendo per tutte le lezioni di chimica del Liceo in cui non ho ascoltato niente.

Poi c’è la questione delle “scatole del fumo” dove l’argento viene sensibilizzato e l’imbutone per lo sviluppo al mercurio. Mi sto guardando un po’ di disegni antichi e moderni, non mi sembrano cose complicatissime. Nel weekend passerò da qualche FaidaTe a guardare un po’ di materiale.

Infine le piastre d’argento e la macchina da utilizzare, a cui non ho ancora pensato.

Sopra a tutto ciò metto il problemone della sicurezza personale. Anche se metto insieme tutto, sarò in grado di non ammazzarmi?

L’ultimo trip: il Daguerrotipo è ancora fattibile?

28 novembre 2011 Lascia un commento

Risposta breve: sì.

Risposta estesa: sì, ma “sono cazzi da cagare” (è un termine tecnico coniato da Daguerre in persona).
Il Daguerrotipo è il primo metodo fotografico divulgato e commercializzato al pubblico dal 1839 da Daguerre e da Niepce figlio (del vero inventore), con le macchine fotografiche (Camere Oscure) di Giroux (il cognato di Daguerre), in cui l”immagine ripresa viene fissata su una lamina metallica di rame o argento.
Già dopo una ventina d’anni il processo era quasi tramontato, sostituito dai calotipi e da altre tecniche più semplici e più sensibili (già nel ’34 l’inglese Talbot lavorava a negativi su carta).
Ma la daguerrotipia non è mai scomparsa definitivamente perchè produce pezzi unici di storia e arte.
E’ un’espressione eccelsa di artigianato, alchimia e arte.
Questo metodo ha complessità e aspetti negativi difficili da comprendere per noi moderni, ma è comunque arte. Più precisamente:

  • la sensibilità è circa  0,004 ISO (forse c’è uno zero in più) se è solo iodato
  • i tempi di esposizione (vedi punto precedente) sono mostruosi, dai 20 secondi (per le lastre iodate e poi bromate esposte con moltissima luce) ai 20-25 minuti (per quelle solo iodate)
  • le lastre di rame argentato costano, oltre a costare uno deve anche trovarle in giro, quando le hai trovate devi modificare la tua macchina fotografica per utilizzarle
  • la lastra argentata va pulita a specchio in modo minuzioso. Un errore in questa fase e i chimici non attecchiranno sulla superficie
  • i chimici utilizzati per la fotosensibilizzazione dell’argento sono estremamente nocivi (oltre che di difficile reperimento oggi):
    – cristalli di Iodio (iodine): esposti all’aria generano un fumo nocivo che però sensibilizza l’argento. Quando dico nocivo intendo che con un paio di respiri ci si gioca un polmone. L’ingestione di 3 grammi di iodio sono fatali. A contatto con la pelle s’incendia e buca la carne. Lo Iodio è ossidante per qualsiasi metallo tranne il titanio. Trovare in giro questi sali dopo che sono stati usati per la produzione di metanfetamina (meth) è diventato alquanto difficile. La DEA vuole i tuoi dati quando acquisti dei cristalli di Iodio
    – cristalli di Bromo (bromide): accelerano la sensibilizzazione dell’argento e aumentano quindi gli ISO del metallo. I fumi sono estremamente tossici, giusto un filo in meno di quelli di Iodio
  • lo sviluppo di Daguerre (classico) è fatto con i fumi di Mercurio: questo vuol dire far bollire del mercurio in modo che il vapore entri in contatto con la lastra esposta. Inutile dire che i vapori di mercurio vi fan cascare i reni e spappolare il fegato
  • per i due punti precedenti, chi si cimenta in quest’arte si deve procurare una cappa aspirante da laboratorio (non è proprio economica
  • lo sviluppo di Bequerelle (per i poveri di spirito) è più sicuro. Si protegge la lastra con un vetro o gelatina di colore rosso e la si lascia al sole per 2 o 3 ore, stando attenti che non si scaldi troppo se no si scolora
  • le lastre sviluppate vanno “dorate” (in inglese questa fase si chiama gilding) per aumentare il contrasto e fissare meglio l’immagine. La doratura viene fatta con un composto chimico che contiene oro, quindi il suo costo è alto
  • le lastre sviluppate e dorate sono molto fragili e basta una ditata per far scomparire l’immagine. Devono sempre essere chiuse in un cofanetto con il vetro
  • le lastre non sono riproducibili. Non essendo negative (ma positive) e su un mezzo non trasparente, non c’è modo di farne delle copie
  • le immagini riprodotte sono visibili solo a certe angolazioni

Un bel po’ di problemini, converrete con me.
Poche persone al mondo ancora esercitano quest’arte così pericolosa. Pensate che all’ultimo convegno MONDIALE sulla daguerrotipia erano in venti, un numero mai raggiunto prima di presenze.
In Italia di fotografi “certificati” daguerrotipisti se ne annoverano due.
Ormai il trip m’è partito, saranno i fumi di Iodio?