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Less is more: la tecnologia è dalla nostra parte?


L’evoluzione tecnica e tecnologica ha portato all’introduzione di molte novità volte a facilitare l’adozione e l’uso delle macchine fotografiche, sempre più avanzate e automatizzate.
L’idea è quella di semplificare/automatizzare al massimo le funzioni a basso valore in modo che il fotografo abbia più tempo per le questioni essenziali, la composizione, la scelta delle luci e non ultimo il messaggio che vuole racchiudere nella fotografia.
Questo è accaduto prima con la pellicola e successivamente con il digitale.
L’introduzione degli esposimetri, dell’accoppiamento tempi/diaframmi, degli indicatori di focus e poi degli obiettivi con focus automatico, l’introduzione del sensore ottico che sostituisce la pellicola, l’archiviazione su schede di memoria sempre più capienti, la sensibilità ISO sempre più spinta e accurata, sono esempi positivi di evoluzione tecnologica.
Poi, per qualche malvagio motivo (di marketing :-)) nella storia tecnologica sono state inserite e vendute come insostituibili alcune trovate abominevoli.
Abominevoli non prese da sole, ma prese nel contesto generale di una persona che deve fare una fotografia e concentrarsi sull’essenziale.

Prendiamo ad esempio la funzionalità dello scatto automatico quando il soggetto fotografato sorride. Tecnologicamente parlando è una idea geniale. Vi sarà capitato di cercare di scattare la fotografia ad una persona a cui chiedete di sorridere e di arrivare un secondo prima o uno dopo e beccare una smorfia. Bene, ci sono molte macchine fotografiche che hanno questa funzionalità.
Dove si nasconde il problema? Per accedere a questa funzionalità bisogna iniziare ad armeggiare con il menù oppure, sareste già fortunati, trovare la rotellina delle modalità di scatto e ruotarla fino ad arrivare a quella che cercate.
Il tutto però vi obbliga probabilmente a togliere l’occhio dal mirino e a perdere tempo con i menù.
Un altro esempio: le informazioni visibili nel mirino (o sullo schermo).
Le informazioni base che servono per una esposizione corretta sono il tempo, l’apertura selezionata (eventualmente la relazione tra i due) e se ciò che state “puntando” è a fuoco.
Serve altro? Su una macchina a pellicola no. Su una digitale nemmeno.
Ma la digitale vi dirà quale ISO è impostato, data e ora, quale bilanciamento del bianco, se è sovra o sottoesposta, il livello di carica della batteria, quanti scatti avete fatto e quanti ne potete ancora fare, se e come è attivo il flash e con quale potenza, se c’è segnale gps, ecc ecc.
Ci sta tutto nel mirino, però il soggetto dov’è finito? E quanto sarò distratto dalla mole di informazioni che ricevo?
Per non parlare poi se vogliamo modificare le configurazioni base.
Immaginate di dover impostare il bilanciamento del bianco su nuvoloso.
Con la mia D80, dopo 4 anni, non riesco ancora a farlo senza togliere l’occhio dal mirino, ma in teoria è possibile. Tieni premuto il bottone dedicato e contemporaneamente giri la rotellina di selezione.
Se non sei così bravo o non sei fortunato abbastanza da poterlo fare senza accedere ai menù, ecco che inizia l’odissea. Entri nel menù delle impostazioni e cerchi: sarà sotto impostazioni generali o impostazioni di scatto? E se poi devo cambiarlo di nuovo devo rifare lo stesso giro? Nel frattempo è uscito il sole.
Con l’analogico il problema non si pone. In bianco e nero è ininfluente. A colori pure, a meno che non devi scattare fotografie con illuminazione al neon o a incandescenza per le quali serve una pellicola particolare.
Per non parlare della curva di apprendimento nell’utilizzo di una macchina fotografica e nella curva di configurazione della stessa.
Una macchina digitale appena tolta dalla scatola, rispetto all’inquadratura che farete deciderà esposizione, tempo, apertura, ISO, bilanciamento del bianco, flash, punti di focus, livello di saturazione e probabilmente in fase di salvataggio applicherà anche delle migliorie alla fotografia.
Obiettivo raggiunto, abbiamo faticato poco e ottenuto una fotografia esposta mediamente.
Se volete però cominciare a gestire voi la fotografia, a mettere un pizzico in più della vostra arte le cose cominciano a complicarsi.
Gli ISO li voglio automatici? E la saturazione? Quando utilizzo ISO alti imposto la riduzione del rumore digitale o no? Al bottone configurabile per accedere velocemente ad una funzionalità cosa faccio fare? Il cambio del bilanciamento del bianco lo metto automatico? La modalità di scatto multipla? Il bracketing?
Dov’è il senso della fotografia? E dove finisce il tempo che dedico al mezzo e quello che dedico alla fotografia?
Chiedete ad Henry Cartier Bresson quanto ci impiegava per impostare la macchina e scattare una sua fotografia in strada. La risposta è “niente”.
Aveva una sola ottica, ISO della pellicola, tempo fisso e l’obiettivo a fuoco su infinito.
Qualsiasi cosa passasse davanti a lui a più di 3 metri era a fuoco, pronto per essere immortalato.

To take a photograph is to align the head, the eye and the heart. It’s a way of life.

Non mi sembra che parli della modalità sorriso.

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