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La Sindrome da Kit (o Corredo) Fotografico

21 novembre 2011 1 commento

Si presenta quando un soggetto affetto dalla Sindrome da Acquisto Compulsivo passa alla fase cronica di questa, cominciando ad acquistare materiale per costituire un kit o corredo fotografico senza rendersi conto delle sue reali necessità.
Derivato da un lontano retaggio delle scimmie arboricole antropomorfe, che costruivano il nido con tutto quello che trovavano attorno a loro in natura; così il fotografo moderno costruisce il suo corredo con tutti gli obiettivi, flash, diffusori, esposimetri, filtri, accessori e altre amenità  per gestire la propria ansia e tenere a bada la paura della natura.

Con l’Età dei Lumi (non quella di Voltaire, ma quella di Oscar Barnack) si sono formate due correnti di pensiero:  “leggero e portatile” contro “mi serve tutto incondizionatamente“.
Nel primo gruppo si annovera Henry Cartier Bresson, che usava una macchina 35mm piccola (non una F4 Nikon per intenderci quanto una Leica M3 et similia) con una sola lente.
All’altro estremo si trova Ansel Adams, che girava per le montagne e i parchi della California con 2 o 3 macchine di grande formato e casse piene di materiale (i muli che son morti di fatica ne sanno qualcosa).
Loro sono Maestri della fotografia e ciò che li divide veramente non è quanto materiale si portano dietro o se hanno o meno un kit preferito.
Essendo Maestri hanno visto al di là del mezzo e del materiale fotografico e posto la questione su cosa volevano comunicare, cosa volevano fotografare. Quindi macchina e corredo sono conseguenze di scelte artistiche ben precise e definite.
Con una 35mm Adams non sarebbe mai riuscito ad avere la definizione necessaria per le sue stampe gigantesche; allo stesso modo HCB avrebbe scattato un centesimo delle sue fotografie di strada, rubate, con una macchina che solo per aprirla e mettere a fuoco ci vuole un quarto d’ora.

E’ ovvio che se partite con l’idea “non so cosa troverò da fotografare”, la risposta fisiologica e mentale più semplice è “mi porto dietro tutto” e quindi, se mi manca un obiettivo macro o il supertelezoom, lo comprerò.

Proprio qua risiede il salto tra fotografo occasionale, da scatto compulsivo, e l’artista.
Se sai cosa vuoi, sai cosa ti devi portare dietro.

Lomokino hands on by Engadget

15 novembre 2011 Lascia un commento

Qualche giorno fa avevo parlato della novità di casa Lomo, che ha lanciato la sua videocamera, Lomokino Super 35 Movie Maker appunto.
Engadget l’ha provata per noi.
Qui la recensione.

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Meglio investire nel mattone o negli obiettivi?

14 novembre 2011 Lascia un commento

Di sicuro non nelle macchine fotografiche, men che meno in quelle digitali.
Io sono per gli obiettivi e mi ha convinto per l’ennesima volta l’articolo di KR di oggi.

Un simpatico e vecchio obiettivo fisheye Nikon 6mm, in vendita su ebay alla modica cifra di 6900$. Probabilmente è stato comprato ad un prezzo esorbitante già all’epoca dell’uscita, ma di sicuro non a questo prezzo.
Il discorso è molto semplice: una macchina fotografica, seppure stracarica di funzionalità e sensore ipersensibile, nell’arco di un paio d’anni sarà superata da qualcosaltro, più potente, più performante, più più più.
E voi vi chiederete “me ne devo comprare un altra per stare al passo coi tempi?” e intanto l’uomo malefico del marketing si starà sfregando le mani.
Tutto è fatto per farti pensare che avrai bisogno di un’altra macchina fotografica, perchè se no sei indietro, le tue foto faranno schifo e altri giochini mentali.
Fai questa prova, cerca su ebay la tua macchina fotografica e guarda il prezzo. Come minimo costa 200€ in meno.
La svalutazione sulle macchine fotografiche è folle, ma nasconde la vera natura del mezzo, cioè la paghi e poi te la dovresti tenere per anni, perchè le fotografie belle o brutte vengono da te, non dalla macchina.
L’obiettivo, pur nella sua complessità, è solo un mezzo di trasmissione della luce, ieri oggi e domani.

Se uno vuole veramente spendere dei soldi, il modo “sicuro” è quello degli obiettivi.
A parte rari casi di lenti scadenti o di discontinuità nella produzione (vedasi il danno di Canon con la serie FD), un obiettivo mantiene nel tempo il proprio prezzo e, se delle serie professionali, ha buone probabilità di aumentare.
Un oggetto che dopo 20 o 30 anni (vedi un Nikon AIs) è ancora perfettamente funzionante e con ottimi risultati, o un qualsiasi obiettivo Leica della serie M che dopo 60 anni fa ancora la sua porca figura sono una scommessa vincente.
Quante Nikon D300s o Canon 550D vedremo in giro tra non dico venti, ma 4 anni? N E S S U N A.
Vedete ancora in giro qualcuno con una D1? No.
Quanta gente vedremo invece con la nuova Nikon/Canon D4999sx con attaccato il caro vecchio 18-55? Quanti 18-200 VR? Quanti vecchi 50mm 1.4? Quanti 135 DC manual focus?

Finchè ci saranno macchine fotografiche ci sarà bisogno di obiettivi, di obiettivi buoni.

Quanto vale una fotografia

13 novembre 2011 1 commento

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Quanto vale una fotografia? Quale il valore artistico? E quale economico?
Bisognerebbe chiederlo ad Andreas Gursky, la cui fotografia del Reno (titolo Rhin II del 1999) è stata venduta qualche giorno fa da Christie’s per la modica cifra di 4,34 milioni di dollari.
Guardatela bene: non segue la regola dei due terzi, ha l’orizzonte centrato, colori slavati, cielo sovraesposto e non ci sono soggetti umani o figure che si stagliano ed escono dallo sfondo.
E’ contro tutte le regole che vi hanno insegnato.
Eppure è dolorosamente semplice, sconcertante per quante “regole” rompe.
E’ arte.

E giusto per far venire un po’ di invidia agli amici digitali, è stata scattata a pellicola con una Linhof (tra le migliori nel grande formato).

Su Business Insider trovate la top 16 delle fotografie più costose della storia (tutte a pellicola tranne una).
Gursky raggiunge Stieglitz e Weston con due fotografie nella top 16.

Prossimi post analogici

10 novembre 2011 Lascia un commento

… ho in mente questi, ma accetto suggerimenti e richieste 🙂

  • scegliere la macchina fotografica – kit minimo
  • 35mm o medio formato?
  • come controllare un obiettivo usato
  • investire nel mattone o negli obiettivi?
  • vincere su eBay (molti credits a Ken Rockwell)
  • scegliere l’ingranditore
  • sicurezza e smaltimento dei prodotti chimici
  • pulizia delle lenti
  • vecchie macchine fotografiche e batterie: problemi di voltaggio e di esposizione

La sindrome da acquisto compulsivo fotografico (gear acquisition syndrome)

2 novembre 2011 Lascia un commento

Non è uno scherzo. Esiste veramente (prima o poi apparirà nel DSM 5) e se leggi un blog di fotografia probabilmente sei già malato.
Hai anche tu bisogno di acquistare il nuovo flash che si vede anche dalla Luna? E vogliamo parlare del nuovo super obiettivo 28-300 stabilizzato anche per i terremoti peggiori? Che ne dici della Leica M9 o del Nocton 0.95 da cinquemila euro?
E così avanti per ore, giorni, anni, finchè il tuo portafogli sarà prosciugato e le tue fotografie non saranno migliorate per niente.
Perchè io ho solo 10 megapixel e lui 14? Le sue fotografie saranno più belle allora?

Fermati. Rifletti. La tua fotografia a 10 o a 14 megapixel sarà sempre mediocre se non ti concentri sulle cose importanti.
Quello che dovresti veramente comprare, ma non si trova sugli scaffali, sono un’idea, la capacità di visualizzare, comporre e comunicare.
Sono la pazienza e la costanza, la voglia di scoprire e di imparare.
Ma questo non va bene al marketing, che ci bombarda di messaggi per farci credere che la fotografia più bella stia nella nuova macchina, nel nuovo ambitissimo accessorio.
Non funziona così purtroppo.
La fotografia migliore sta nei tuoi occhi e nella tua capacità di sintetizzarla con qualsiasi mezzo tecnico ti permetta poi di comunicarla ad altri. Che sia un iphone, una Kodak Brownie o una Nikon D3s.
Se una fotografia ha qualcosa da trasmettere, lo farà che sia sfocata e granulosa, che sia perfettamente nitida e ripresa da duecento metri, su pellicola o digitale e via discorrendo.

A mio parere questa corsa al nuovo tecnologico è uno spostare e negare la propria responsabilità di fotografi. E’ un dare all’altro meriti e colpe se una fotografia non è bella. E’ il negare che bisogna parlare con se stessi e mettersi in discussione, se quella inquadratura proprio fa schifo e bisogna riprendere la scena da un’altra angolatura, facendo la fatica di alzarsi.

Forse è questo che ci frega; non abbiamo più voglia di far fatica e di ottenere le cose con i nostri sforzi invece che con i soldi. E chi vende ha già vinto la partita.

Il progresso tecnologico dovrebbe essere teso solo a semplificare la vita del fotografo (un esempio su tutti: ditemi quanti menù e voci hanno le impostazioni della vostra fotocamera, poi le confrontiamo alle 4 levette di una Ikoflex IC), non a rubargli tempo e concentrazione.
Anche io ammetto di essere affetto dalla sindrome, ma ogni tanto ci rifletto, e parlarne è già un passo avanti.
🙂