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Quale pellicola usava Henry Cartier Bresson?
Altra ricerca che mi ha incuriosito è relativa a quale pellicola usava il pioniere e maestro della street photograpy.
Ho spulciato diversi siti e forum e ovviamente ognuno fornisce una versione diversa. Chi dice Ilford, chi dice Kodak XX (la nonna della Tri-X), chi dice quello che trovava a portata di mano.
Per come era metodico (nel senso di tecnica, non di soggetti) credo che oggi riderebbe di questa curiosità. E’ molto probabile che utilizzasse sempre la stessa pellicola e ISO (fino a metà anni 30 le più veloci erano le 200), per garantirsi la massima riproducibilità dei risultati e semplicità di scatto.
Ricordarsi il tipo di pellicola e ISO era ed è solo una perdita di tempo, tempo che era cruciale per le sue fotografie.
Oggi con il digitale in teoria è tutto più facilitato con gli ISO automatici e le sensibilità che si possono raggiungere senza interferire troppo con la qualità dell’immagine.
E pure le pellicole di cui disponiamo oggi sono molto più flessibili rispetto a quelle che aveva a disposizione HCB.
Ma il metodo di Bresson deve farci riflettere: diventare un tutt’uno con la pellicola e la macchina fotografica, che man mano diventano un’estensione di me stesso per scattare istintivamente, senza mettersi a pensare troppo al tecnicismo ma concentrandosi solo sulla composizione e sul soggetto.
La Sindrome da Kit (o Corredo) Fotografico
Si presenta quando un soggetto affetto dalla Sindrome da Acquisto Compulsivo passa alla fase cronica di questa, cominciando ad acquistare materiale per costituire un kit o corredo fotografico senza rendersi conto delle sue reali necessità.
Derivato da un lontano retaggio delle scimmie arboricole antropomorfe, che costruivano il nido con tutto quello che trovavano attorno a loro in natura; così il fotografo moderno costruisce il suo corredo con tutti gli obiettivi, flash, diffusori, esposimetri, filtri, accessori e altre amenità per gestire la propria ansia e tenere a bada la paura della natura.
Con l’Età dei Lumi (non quella di Voltaire, ma quella di Oscar Barnack) si sono formate due correnti di pensiero: “leggero e portatile” contro “mi serve tutto incondizionatamente“.
Nel primo gruppo si annovera Henry Cartier Bresson, che usava una macchina 35mm piccola (non una F4 Nikon per intenderci quanto una Leica M3 et similia) con una sola lente.
All’altro estremo si trova Ansel Adams, che girava per le montagne e i parchi della California con 2 o 3 macchine di grande formato e casse piene di materiale (i muli che son morti di fatica ne sanno qualcosa).
Loro sono Maestri della fotografia e ciò che li divide veramente non è quanto materiale si portano dietro o se hanno o meno un kit preferito.
Essendo Maestri hanno visto al di là del mezzo e del materiale fotografico e posto la questione su cosa volevano comunicare, cosa volevano fotografare. Quindi macchina e corredo sono conseguenze di scelte artistiche ben precise e definite.
Con una 35mm Adams non sarebbe mai riuscito ad avere la definizione necessaria per le sue stampe gigantesche; allo stesso modo HCB avrebbe scattato un centesimo delle sue fotografie di strada, rubate, con una macchina che solo per aprirla e mettere a fuoco ci vuole un quarto d’ora.
E’ ovvio che se partite con l’idea “non so cosa troverò da fotografare”, la risposta fisiologica e mentale più semplice è “mi porto dietro tutto” e quindi, se mi manca un obiettivo macro o il supertelezoom, lo comprerò.
Proprio qua risiede il salto tra fotografo occasionale, da scatto compulsivo, e l’artista.
Se sai cosa vuoi, sai cosa ti devi portare dietro.