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Archive for the ‘tecnica’ Category

La sindrome da acquisto compulsivo fotografico (gear acquisition syndrome)

2 novembre 2011 Lascia un commento

Non è uno scherzo. Esiste veramente (prima o poi apparirà nel DSM 5) e se leggi un blog di fotografia probabilmente sei già malato.
Hai anche tu bisogno di acquistare il nuovo flash che si vede anche dalla Luna? E vogliamo parlare del nuovo super obiettivo 28-300 stabilizzato anche per i terremoti peggiori? Che ne dici della Leica M9 o del Nocton 0.95 da cinquemila euro?
E così avanti per ore, giorni, anni, finchè il tuo portafogli sarà prosciugato e le tue fotografie non saranno migliorate per niente.
Perchè io ho solo 10 megapixel e lui 14? Le sue fotografie saranno più belle allora?

Fermati. Rifletti. La tua fotografia a 10 o a 14 megapixel sarà sempre mediocre se non ti concentri sulle cose importanti.
Quello che dovresti veramente comprare, ma non si trova sugli scaffali, sono un’idea, la capacità di visualizzare, comporre e comunicare.
Sono la pazienza e la costanza, la voglia di scoprire e di imparare.
Ma questo non va bene al marketing, che ci bombarda di messaggi per farci credere che la fotografia più bella stia nella nuova macchina, nel nuovo ambitissimo accessorio.
Non funziona così purtroppo.
La fotografia migliore sta nei tuoi occhi e nella tua capacità di sintetizzarla con qualsiasi mezzo tecnico ti permetta poi di comunicarla ad altri. Che sia un iphone, una Kodak Brownie o una Nikon D3s.
Se una fotografia ha qualcosa da trasmettere, lo farà che sia sfocata e granulosa, che sia perfettamente nitida e ripresa da duecento metri, su pellicola o digitale e via discorrendo.

A mio parere questa corsa al nuovo tecnologico è uno spostare e negare la propria responsabilità di fotografi. E’ un dare all’altro meriti e colpe se una fotografia non è bella. E’ il negare che bisogna parlare con se stessi e mettersi in discussione, se quella inquadratura proprio fa schifo e bisogna riprendere la scena da un’altra angolatura, facendo la fatica di alzarsi.

Forse è questo che ci frega; non abbiamo più voglia di far fatica e di ottenere le cose con i nostri sforzi invece che con i soldi. E chi vende ha già vinto la partita.

Il progresso tecnologico dovrebbe essere teso solo a semplificare la vita del fotografo (un esempio su tutti: ditemi quanti menù e voci hanno le impostazioni della vostra fotocamera, poi le confrontiamo alle 4 levette di una Ikoflex IC), non a rubargli tempo e concentrazione.
Anche io ammetto di essere affetto dalla sindrome, ma ogni tanto ci rifletto, e parlarne è già un passo avanti.
🙂

La pellicola perfetta

29 ottobre 2011 Lascia un commento

Questo titolo è un inganno, come tutti i titoli studiati dal Marketing per vendere qualcosa.
Una delle domande che mi sono fatto passando dal digitale all’analogico è stata quale diavolo di pellicola avrei usato.
Mi sono informato un po’ sul web ma ho trovato solamente un ridda infinita di consigli, “scegli di qui, no! scegli la”, “scegli quelle che sono più granulose”, “no prendi quelle che ti danno più definizione”  e via così.

Quale scegliere quindi?
Dopo mesi di continui cambi e di risultati molto simili, non riuscivo ancora a capire cosa non andava. C’era veramente bisogno di provare 40 tipi diversi di pellicola? La risposta è no. Basta prenderne una con l’iso con cui scattiamo più spesso ed attaccarcisi come una cozza.
Perchè? Perchè la pellicola da sola non va da nessuna parte. La pellicola è solo una parte del processo di produzione di una fotografia e, per fare bene le cose, uno deve avere chiaro il quadro d’insieme, da quando espone fino allo sviluppo su carta fotografica.
La scelta migliore da fare è costruirsi un modello di come tu fotografo, un tipo di pellicola e un tipo specifico di sviluppo funzionate assieme.
Dopo una decina di rullini sviluppati nello stesso modo capisci come la tua creatività è legata al mezzo-pellicola e al mezzo-sviluppo.
Il risultato ti piace? Allora continua così.
Il risultato non ti piace? Hai 3 variabili che puoi cambiare: tu, pellicola o sviluppo.
Cambiane sempre e solo una alla volta.

App: Massive Dev Chart Timer

28 ottobre 2011 3 commenti

Uno dei siti web fondamentali per chi sviluppa bianco e nero in casa è Massive Dev Chart, dove sono raccolte le varie combinazioni di negativi – chimici di sviluppo – temperature – tempi.
Gli amiconi del sito hanno giustamente creato una app, per iphone/ipod/ipad e per cellulari con Android per potersi portare dietro queste informazioni essenziali per lo sviluppo.

Il tutto è stato “condito” con:

  • un timer che scandisce il tempo delle 4 fasi di sviluppo
  • un help alla diluizione dei chimici
  • l’aggiornamento del tempo di sviluppo a seconda della temperatura
  • 3 modalità di “illuminazione” (che non servono a una mazza finchè si sviluppano negativi)

E’ molto semplice ed intuitivo da usare e tra l’altro è veramente, veramente, comodo.
Fidatevi

Sistema Zonale: è ancora attuale?

27 ottobre 2011 Lascia un commento

Il sistema zonale è stato ideato da Ansel Adams e Fred Archer all’inizio degli anni ’40 come metodo per ottenere negativi correttamente esposti e stampe col giusto contrasto, affiancandolo alla sola misurazione con l’esposimetro esterno.
In breve, molto breve, il sistema suddivide in 10 zone, dal bianco puto al nero puro, tutto lo spettro di luminanza di una scena.
Il fotografo, guardando la scena e misurando con l’esposimetro, può individuare la distribuzione delle varie zone nella fotografia per poter decidere che tipo di esposizione finale dare allo scatto in modo da preservare maggior dettaglio possibile nelle zone scure (es, un oggetto nella penombra) e in quelle molto chiare.
Tenete presente che all’epoca le macchine fotografiche non avevano gli esposimetri evoluti che abbiamo oggi (tipo il Matrix di Nikon), anzi, spesso e volentieri non avevano proprio esposimetro.
(update 28-10-2011): mi sono reso conto che questa descrizione del sistema zonale è estremamente generica e probabilmete molto superficiale. tenete presente che Adams la descrive in 3 libri.

E’ ancora attuale come metodo? Sì e no.
, perchè fornisce una tecnica molto precisa e ripetibile che, se usata spesso e assimilata con l’esperienza, è uno strumento precisissimo per esporre correttamente. Il fotografo che utilizza macchine precedenti gli anni 60 (dove difficilmente c’era un esposimetro integrato) ne può trarre giovamento per esporre meglio la fotografia.
No, perchè era nato essenzialmente per superare i limiti tecnici dell’epoca, dove da una parte c’erano negativi con poca capacità di trattare l’intero spettro di basse e alte luci, dall’altra carte fotografiche a contrasto fisso.
Per garantire la ripetibilità dei risultati e il maggior dettaglio possibile era quindi necessario strutturare il processo in modo che le varie fasi (scatto, sviluppo e stampa) fossero estremamente correlate e normate.

Oggi le pellicole hanno un grado di tolleranza di 2-3 stop, senza perdere eccessivi dettagli e, forse anche più importante, le carte fotografiche sono multicontrasto (carte multigrade).
Ci si può quindi abbastanza sbizzarrire nella fase di scatto e di sviluppo ed avere ancora margine di controllo in fase di stampa.
Rimane ovvio che una fotografia esposta male non sarà “bella” quanto una esposta con criterio, ma le evoluzioni tecniche ci sono venute in aiuto.

Di seguito alcuni approfondimenti sul tema Sistema Zonale:

Analogico VS Digitale: l’archiviazione

24 ottobre 2011 Lascia un commento

Uno dei tanti argomenti in gioco nella sfida tra analogico e digitale è quello dell’archiviazione delle fotografie/negativi, in modo da renderle disponibili nel futuro (qualsiasi futuro vogliate).

Sintesi:

  • l’analogico ha un processo molto sicuro e consolidato nel tempo. E’ più complesso al momento ma affidabile sul lungo periodo
  • il digitale è semplice al momento ma implica che passerai la vita a fare backup (finchè “Cloud” non sarà affidabile e affordabile)

Vediamo come avvengono i due processi.

Analogico
Una buona archiviazione parte dal lavaggio del negativo. In questa fase è essenziale rimuovere ogni traccia dei prodotti chimici usati per lo sviluppo perchè, se non eliminati, continuerebbero ad agire lentamente ma costantemente.
Il lavaggio conservativo/archiviazione prevede di utilizzare solo acqua distillata/demineralizzata per un primo risciacquo veloce (si riempie e si svuota la tank), un secondo con 10 inversioni, un terzo con 20 inversioni e poi la tank sotto acqua corrente per 10/20 minuti.
Nel lavaggio “normale”  si procede fino alle 20 inversioni, seguite da un paio di minuti sotto acqua corrente.
Se si usa acqua del rubinetto è sempre buona cosa utilizzare un wetting agent (sapone neutro) come ultimo risciacquo, in modo che con lo sgocciolamento non si fissino sali minerali e impurità sul negativo.

Il negativo deve essere quindi asciugato. Anche questa fase può essere gestita in diversi modi.
Il migliore dovrebbe essere appendere il negativo in un mobiletto ad hoc in modo che non circoli aria e polvere in sospensione (tenete presente che un negativo bagnato è appiccicoso come il miele) ed aspettare qualche ora.
In alternativa al mobiletto dedicato (per chi non ha spazio) alcuni consigliano di mettere ad asciugare il negativo nel bagno di casa, dopo aver prodotto molto vapore con l’acqua calda con doccia e lavandini (questo abbatte la polvere in sospensione).
L’ultimo metodo, quello più comune, è di mettere il negativo appeso nella stanza/luogo con meno circolo d’aria.

Asciugare il negativo col phon è abbastanza da suicida in quanto viene sparata ad alta velocità polvere sul negativo (quindi è anche più difficile rilavarla via) e il calore può facilmente deformarlo.
Sono disponibili anche delle speciali pinzette con le estremità di plastica morbida che aiutano a rimuovere l’acqua in eccesso dal negativo, accelerando l’asciugatura, ma aumentano moltissimo il rischio di rovinare il negativo. Le sconsiglio.

Asciugato il negativo va tagliato e riposto in appositi fogli di acetato leggero (simile alla carta da forno, ma chimicamente inerte in modo da non incollarsi e interagire con il negativo).  I fogli dovrebbero poi essere conservati in ambiente secco e a temperatura costante (20-25 gradi), senza flusso d’aria e non esposti alla luce del sole.

Un negativo trattato con il lavaggio conservativo/archiviazione e conservato nei fogli di acetato come descritto prima, ha una vita di almeno 100 anni.

Rischi: perdere i negativi, incendio dei negativi.

Digitale
L’archiviazione digitale è sul momento più rapida e semplice ma nasconde molto bene alcuni problemi di gioventù del supporto digitale. Molti si focalizzano sulla sola fase di backup dei file, come se questa fosse l’unica cosa sensata da fare.

Una buona archiviazione inizia prima ancora di iniziare a scattare.
A seconda della macchina fotografica bisogna procurarsi SD o CF, di marca conosciuta, e poi bisogna formattare i supporti.
La formattazione è opportuno che sia fatta non in versione veloce (semplicemente archivia i files presenti come da sovrascrivere) ma in quella standard, che cancella realmente i files.
Il rischio, minimo ma sempre presente, è che la scheda di memoria ad un certo punto smetta di funzionare perchè ha incontrato problemi con i file precedenti. Vi assicuro che non è piacevole e, se lo si fa per lavoro, critica.
Un altra cosa da evitare sempre è quella di cancellare fotografie dalla memory usando la macchina fotografica e poi continuare a scattare. Il rischio che la memory si impasti aumenta moltissimo. Perchè rischiare quando si possono cancellare in sicurezza tutte le fotografie che si vogliono dopo?
Alcune macchine fotografiche professionali (es dalla Nikon D700 in su) hanno un secondo slot per la memory card che può essere utilizzata in modalità backup (copia i file della prima memory) oppure per continuare a salvare fotografie quando la prima è esaurita. Da un punto di vista professionale è ovviamente più importante il primo approcio: è più importante non perdere fotografie, magari di un lavoro importante, o portarsi dietro qualche memory in più?

Scattate le fotografie, tutti i file vanno scaricati sul proprio PC e archiviati, un po’ come vi pare, in cartelle e sottocartelle.
Qui si arriva al cuore dell’archiviazione digitale: il backup.
Buona norma sarebbe di copiare subito il contenuto su un altro HardDisk e creare un DVD con le fotografie appena salvate. In caso di problemi sul PC o su uno dei due supporti, si ha sempre un’ultima chance.
Altra procedura applicabile per non avere in giro troppi DVD è di salvare su due HD in parallelo o avere un HD dedicato al backup delle sole fotografie e uno che serva da backup per tutto il contenuto del PC (per  gli utenti mac parlo di Time Machine).
E’ insita in questa procedura il suo più grande rischio o limite: fino a quanto potrò continuare a salvare e risalvare files, visto che si producono sempre più fotografie, sempre più pesanti? E’ vero, ormai sono in vendita HD da svariati TeraByte, ma ciò vuol dire che ogni x tempo (2 anni?) dovrò rifare il backup sul nuovo supporto più grande, e così via per qualche decina d’anni. Non credo che sarà sostenibile, almeno per la noia che comporta questo lavoro.
Durata di un archivio di questo tipo? Al momento massimo 15 anni (più o meno da quando la fotografia digitale è entrata nelle nostre case)

Il  metodo di archiviazione del futuro è legato alla rete, con l’esplosione in questi ultimi due anni della cosidetta “Cloud”.
Invece di creare DVD o tenere aggiornati n HD, si salva in rete tutto quello che si è scattato.
Questo diventerà il metodo migliore e durevole nel tempo per fare un backup, quando lo spazio a disposizione sarà ad un costo accessibile e le velocità di trasferimento dati saranno aumentate.
Certo, il rischio che un datacenter vada a fuoco ci sono sempre (salutiamo gli amici di Aruba), ma la tua copia di backup l’hai fatta lo stesso (non ti fiderai mica della Cloud?).

Rischi: perdita HD, furto PC e HD, perdita DVD, guasto HD-PC-SD-CF-DVD, datacenter a fuoco, finita la corrente.

Nikon FE2

20 ottobre 2011 Lascia un commento

Inauguro questa “rubrica”, dedicata alle macchine analogiche più accessibili come prezzo e reperibilità, con la Nikon FE2.

Nikon FE2

Lanciata nell’83 e uscita di produzione nell’87, è la prima Nikon ad avere il flash sync a 1/250 e tempi fino a 1/4000 di secondo.
Il fuoco è manuale e può montare tutte le ottiche AI fino alla G esclusa.
L’esposimetro è TTl, centro bilanciato.

Prezzo: macchine in buono stato si trovano da 180$. Nel mercato alternativo (piccoli annunci) si trovano anche da 120€.

Recensioni:

Manuale: Nikon FE2 Manual

Lista della spesa: materiale per lo sviluppo dei negativi (bianco e nero)

20 ottobre 2011 10 commenti

Sviluppare un negativo b/n a casa può sembrare per chi non l’ha mai fatto una attività costosa o poco pratica.
In realtà non serve avere un laboratorio o un locale dedicato (non serve molto spazio in generale) e soprattutto non serve attrezzatura costosa.
Andiamo con ordine:

  • changing bag: la camera oscura portatile. Si tratta di un sacco multistrato a tenuta luce dove si maneggiano i negativi in tutta sicurezza. Dentro alla changing bag si srotola il rullino, lo si avvolge sulla spirale e si mette tutto nella tank. La changing bag sostituisce l’intera camera oscura! €30
  • tank: è un contenitore a tenuta luce dove avviene lo sviluppo del rullino. Sulla sommità ha un ingresso a forma di imbuto, di solito, dove si versano i vari chimici. Dentro la tank vengono messe le spirali con i negativi. Essendo a tenuta luce permettono di sviluppare molto facilmente con la luce accesa o di giorno. Di solito con la tank viene venduta una/due spirali €25-35
  • spirale: nomen omen, è una doppia spirale di plastica o metallo unite al centro da un cilindretto. Sulla spirale, dentro la changing bag, si fa arrotolare il negativo. Questa è una delle fasi più complesse di tutto il processo di sviluppo, in quanto si opera senza vedere cosa si sta facendo. Con un po’ di pratica si risolve tutto
  • forbice: per tagliare gli estremi del negativo in modo da facilitare l’inserimento nella spirale €0.50
  • termometro ad alcool: di solito si trova quello fino a 30 gradi, è essenziale per conoscere la temperatura dei chimici, senza la quale non si potrebbe sapere i tempi di sviluppo e soprattutto replicare uno sviluppo €5-7
  • bottiglie a soffietto: sono delle bottiglie di plastica morbida ottime per contenere i chimici. Il kit di base prevede almeno tre bottiglie €3 l’una
  • imbuto: cosa ve lo dico a fare…versare un liquido dalla tank nella bocca di una bottiglia a soffietto è una battaglia persa in partenza. Un imbutino farà al caso nostro €1
  • caraffa/misurino: indispensabile per misurare le giuste quantità di chimici e acqua per produrre i chimici per lo sviluppo €5
  • cavatappi: i rullini 35mm, a differenza di quelli 120mm, sono protetti da un involucro di plastica o metallo. Con il cavatappi, nella changing bag, si “stappano” e si riarrotolano sulla spirale. Esistono cavatappi specializzati per questo genere di cose ma, credetemi, quelli per la birra vanno benissimo
  • chimici di sviluppo: il cuore dell’operazione sono i chimici che trasformano la plastica e i sali argentati del negativo in un negativo sviluppato e “visibile” ad occhio umano. I chimici di base sono 4:
    • sviluppo €8-10
    • stop €8-10
    • fissaggio €8-10
    • lavaggio (acqua)
    • altri chimici: possono essere usati per modificare lo sviluppo ma il più usato e consigliato è il wetting agent (un sapone neutro) che diluito con l’acqua del lavaggio evita che si formino aloni o macchie di calcare e polvere
  • una molletta: per appendere ad asciugare il negativo €0,10
  • un timer: di qualsiasi tipo e forma. È essenziale per gestire i vari tempi di sviluppo stop e fissaggio. Ci sono app specializzate per i possessori di iDevices €10->
  • curiosità e pazienza: essenziali, ma non in vendita

Totale: €121,6, con tutto il materiale nuovo. Se lo acquistate usato si risparmia almeno il 50%. Con questo kit sarete pronti per sviluppare ovunque. L’unico investimento che dovrete fare ogni tanto sono i chimici che sono l’unico materiale di consumo