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Archive for the ‘fotografia’ Category

Lenti opacizzate: come controllarle

5 marzo 2012 1 commento

Vedo dalle searches fatte sul blog che questo tema torna spesso.
Avevo scritto su come controllare gli obiettivi prima di acquistarli ma forse un approfondimento è necessario.
Riprendendo quanto scrissi:

devono essere pulite, senza aloni colorati, senza graffi evidenti,[…]
Le lenti frontali spesso sono composte da più “strati” di lenti incollate tra di loro con chimici speciali. Controllate quindi che non siano scollate o siano presenti bollicine d’aria.
Le lenti interne sono difficilmente controllabili ma con una torcia anche piccola è possibile illuminare l’interno dell’obiettivo per vedere se ci sono problemi.
Lenti molto vecchie o tenute male possono presentarsi opache perchè con il tempo le protezioni antiriflesso sono state tolte per pulizie negligenti o, peggio, sono cresciuti funghi all’internoGli
Lenti opache sono difficili da recuperare.

Gli obiettivi, e le lenti che ne sono il cuore, sono oggetti di alta precisione quindi da trattare con la massima cura.
La loro fabbricazione, più si va indietro nel tempo, era frutto del top dell’ingegneria disponibile.
La loro manutenzione dovrebbe quindi essere prioritaria, più del corpo macchina stessa.
Le lenti si opacizzano perchè:

  • sono in partenza fatte male o con materiali scadenti
  • sono in realtà ben contrastate e pulite ma sono talmente vecchie che il nostro standard di qualità attuale ci fa pensare che siano rovinate. Non cadete in questo tranello mentale. Documentatevi sull’età della lente perchè un obiettivo dei primi del 900 non sarà mai cristallino e brillante come quello appena uscito da una fabbrica di Taiwan
  • sono state pulite male
  • sono state pulite talmente male che sono stati tolti gli strati antiriflesso esterni. Questo succede più spesso di quanto si creda. Le lenti precedenti gli anni novanta avevano spesso degli strati antiriflesso che a causa di pulizia maldestra cominciavano a screpolarsi. Quando il proprietario si trovava a rivendere l’obiettivo, il graffietto o la screpolatura facevano crollare il prezzo, quindi preferiva grattare via tutto lo strato in modo da vendere un obiettivo bello brillante, peccato che gli mancava un pezzo importante
  • ci sono delle scollature o mini scollature tra i vari strati della lente
  • sono presenti dei funghi. Si vedono benissimo qui
  • sono sporche di olio o grasso, di solito del diaframma. Succede perchè sono state assemblate male (c’è ad esempio un obiettivo Nikon in particolare che è nato male) oppure manutenute altrettanto male. Infine potrebbe essere dovuto a cadute della lente.

Come verificare quindi la pulizia e nitidezza delle lenti? Con una torcia, magari di quelleba led con luce molto polarizzata, dovete illuminare le lenti e controllare minuziosamente che ci siano o meno aloni, funghi, macchie, bollicine e polvere. Non illuminate solo perpendicolarmente al piano della lente frontale, ma cambiate anche l’angolazione.
Cosa si può fare? Se si tratta della parte esterna delle lenti esterne allora avete qualche chances di salvarle. Wetting agent alla mano (è una soluzione a base di saponi specifici che si trova nei negozi di fotografia, forse anche dagli oculisti) bisognerà lavare le lenti con un panno di microfibra, partendo dal centro e andando verso l’esterno, come a disegnare delle fette. Se non vi sentite tranquilli le portate da qualche riparatore che non dovrebbe abusare troppo del vostro portafogli.
Se sono le lenti interne quelle opache, beh, preparatevi a mettere mano al portafogli. I costi spesso superano quelli dell’obiettivo stesso. Ripararle da soli è fuori discussione.

Sintesi del discorso: finchè si tratta delle lenti esterne uno può cavarsela. Se sono quelle interne si dovranno affrontare costi anche ingenti.
Ma vale la pena fare un’ultima riflessione: a seconda del formato della macchina, imperfezioni, graffi e opacità hanno un peso diverso. Più il formato è grande, meno importanza relativa ha una lente perfetta. Un granello di polvere su una lente per 35 mm può essere trasposta su negativo. Su medio formato è già invisibile. Così una lente per il grande formato che è leggermente graffiata, non influirà quasi per niente sulla qualità del negativo.

Un po’ di termini di ricerca

27 febbraio 2012 Lascia un commento

Condivido con voi l’ultimo mese di ricerche fatte su google che hanno portato al sito.
Alcune sono interessanti, altre non le capisco.
Beh son contento che molti contenuti sono trattati, altri solo di striscio. Fate pure domande dirette passando dai commenti, non abbiate timore.

Nel frattempo seguite il blog di Sandro Esposito: La vita in immagini

24 febbraio 2012 1 commento

…è un blog ricchissimo, di sue fotografie e di altri artisti e vi farà scoprire nuovi meravigliosi mondi della fotografia.

Buon divertimento!

La nuova, mostruosa, Nikon D800

8 febbraio 2012 Lascia un commento

Finalmente è arrivata la nuova ammiraglia di casa Nikon. A pochi mesi dall’uscita della D4, che dovrebbe essere la punta di diamante dei giapponesi di Nikon, se ne escono con questo nuovo mostro da 36Mp. Praticamente il sensore di una medio formato in una  35mm.
Ne andranno pazzi i fotografi di matrimoni e chi scatta di notte.
Raccolgo qua alcuni link con preview/review.

 

Sviluppare rullini è pericoloso per la salute?

8 febbraio 2012 4 commenti

Se fatto per benino no.
Il problema si pone quando non si conosce cosa si sta maneggiando o lo si fa con superficialità.
I prodotti chimici per sviluppo, stop e fix sono pericolosi. Sono basi, acidi e altre amenità che non vi sto a spiegare (perchè non le capisco nemmeno io).
Certo, sono in soluzioni estremamente diluite ma con un uso intensivo possono essere pericolose per la salute.
Partiamo dal principio.
Lo sviluppo è basico, per intenderci quindi come la soda. Nei dosaggi utilizzati per lo sviluppo dei rullini non produce un danno istantaneo alla pelle ma sul lungo periodo la sensibilizza. Ovviamente sulle mucose il danno è più rapido, quindi attenzione a non schizzarvelo in bocca o negli occhi. A seconda del tipo di chimico ci sono più o meno altri rischi. Alcuni sviluppi (es Rodinal) hanno componenti con una certa cancerosità latente, non dimostrata sugli esseri umani.
Lo stop è un acido leggero, di solito acido acetico più un reagente chimico colorato per indicare il suo degrado. Vale come per lo sviluppo: evitate di tirarvelo addosso.
Il fix è forse il più infido, evitate di toccarlo e basta. E’ un prodotto tossico e con rischi di cancerogenità molto bassa. Ogni prodotto però è un mondo a se.

Alcuni consigli:

  • conservate i prodotti in luoghi non raggiungibili dai bambini e/o persone curiose che non sanno cos’è
  • se possibile utilizzate guanti di lattice quando sviluppate/preparate i chimici
  • tenete areata la zona in cui effettuate lo sviluppo: i vapori dei chimici non vanno a nozze con i vostri polmoni
  • state molto attenti agli schizzi di ritorno della tank (che quando la riempite spesso fa un “ruttino” gorgogliante con un po’ di gocce di chimico)
  • leggetevi bene il foglietto delle indicazioni presente sulle boccette dei chimici quando le comprate; è palloso ma molto ricco di informazioni
  • se sapete già di essere pasticcioni, procuratevi anche un paio di occhialini da chimico, in modo che eventuali schizzi non vi arrivino negli occhi

Non vorrei banalizzare, ma se siete in grado di lavare i pavimenti con la candeggina senza tirarvela addosso o ingerirla, dovreste essere in grado di non farvi del male con lo sviluppo.

Cosa ha in comune cucinare dolcetti e fare fotografia analogica?

7 febbraio 2012 Lascia un commento

Tanto, quasi tutto.
Cose uguali:

  • devi sapere cosa vuoi fare prima di farlo, se vuoi farlo bene
  • devi seguire le istruzioni le prime volte, poi ci metti del tuo
  • devi mettere le mani in pasta e sporcartele
  • devi conoscere i tuoi mezzi (forno e macchina) anche se puoi cambiarli senza problemi
  • controlli tutto il processo
  • quando farlo lo decidi tu
  • il gusto lo decidi tu

Più ci penso e più sono convinto che le persone a cui piace cucinare sarebbero buoni fotografi, se solo lo sapessero.
Se solo sapessero che non è niente di complicato, che non c’è niente di più personale che una piccola opera d’arte prodotta con amore e passione, sia essa dolcetto o fotografia.

(immagine presa da pianetadonna.it)

Tecnica: come conservare i chimici di sviluppo

6 febbraio 2012 4 commenti

Provo brevemente a descrivere come conservare i chimici, prima e dopo il loro utilizzo.
I prodotti chimici per lo sviluppo sono di due tipi quando ve li vendono al dettaglio: in polvere o liquidi.

Prima di aprire i prodotti

In polvere
I prodotti in polvere devono essere conservati in ambiente asciutto e non esposti a fonti di calore. Hanno una durata specifica mediamente superiore ai due anni.

Liquidi
I prodotti liquidi sono venduti normalmente in boccette con 2-3 livelli di chiusura: tappo, assorbentino sotto il tappo e foglietta di alluminio sigillante.
Quando sono ancora sigillati hanno vita di 1-2 anni e devono essere conservati in luogo asciutto, non esposto a fonti di calore e possibilmente a temperatura costante. A differenza dei prodotti in polvere, l’aumento di temperatura fa aumentare i processi di decadimento e degradazione del prodotto.
Anche per questo motivo, se non sviluppate molto, vi conviene acquistare piccole dosi di prodotti, altrimenti buona parte la getterete senza averla usata.

Dopo aver aperto i prodotti

In polvere
L’umidità è il peggior nemico delle polveri, in quanto le raggruma e fa partire le reazioni chimiche che portano al loro degrado. Ambiente secco e chiusura la più ermetica possibile aiutano a allungare la vita del prodotto. Direi un 6 mesi-1 anno se ben sigillato.

Liquidi
A boccette ben chiuse, in ambiente secco e con temperatura stabile 2-4 mesi.
Attenzione perchè il rischio di rovinare un negativo è molto alto; consiglio di scrivere sulla boccetta quando è stato aperto.

Dopo che è stato diluito per l’uso

Liquido e in Polvere
Qui non c’è differenza tra liquidi e polvere.
La diluizione serve a rendere utilizzabile il chimico, che di solito viene venduto in forma più o meno concentrata.
Il chimico diluito va conservato in una bottiglia di plastica o vetro non trasparente e tenuto in un posto asciutto, senza fonti di luce e calore e a temperatura stabile. Il tutto per evitare che partano reazioni chimiche che seppur lente rovinano il prodotto.
Il chimico di “utilizzo” ha una vita molto breve, massimo 10 giorni. Dopo una settimana si è già a rischio secondo me di non avere risultati uniformi.
Questo tempo di vita va ulteriormente ridotto ogni volta che utilizzate il chimico per il vostro sviluppo.
Mediamente (io più o meno mi ritrovo con questo dato) ogni 4 rullini sviluppati i chimici cominciano a rallentare la propria reazione. Questo vuol dire che per i successivi 2-3 sviluppi dovrete aggiungere del tempo di sviluppo e fix.
Come regola mi sono dato: 5° rullino, aggiungo 10% del tempo, 6° e 7° aggiungo 20% del tempo.
Dopo si rischia che lo sviluppo e il fix sia scarso.
Quindi, una volta che cominciate ad utilizzarlo, la vita diventa di 5-7 giorni massimo.

Ci sono altri modi per capire se un chimico è esausto?

Sì, guardando il colore (più è saturo più è esausto) oppure utilizzando le cartine tornasole (ma non chiedete a me perchè non so come fare:-))

Un regalo inaspettato: si impara dai libri?

6 febbraio 2012 Lascia un commento

Mi hanno regalato questo bellissimo libro, un regalo inaspettato e molto gradito.
La premessa che mi hanno fatto, mentre iniziavo a sfogliarlo avidamente, è stata “non c’è scritto molto, non è un libro di tecnica“.
Invece c’è scritto molto, non a parole ma in immagini. C’è tutto il mondo di Adams nelle sue fotografie, la traduzione in immagini di stati d’animo e tecnica fusi assieme.
Qualsiasi libro può descriverti come raggiungere un determinato risultato fotografico ma nessuno vale quanto guardare una fotografia tra le tue mani.
E poi, una volta letti un paio di libri di tecnica non troverete più niente di nuovo.
Solo uscire, scattare, sviluppare e stampare ti insegnerà qualcosa in più. Solo pensare a cosa vuoi trasmettere e comunicare ti aiuterà a rendere migliori le tue fotografie.

Mostra fotografica – Primavisione 2011 – I fotografi e Milano

2 febbraio 2012 Lascia un commento

Fino al 3 marzo 2012 potete visitare la mostra Primavisione 2011 – I fotografi e Milano alla Galleria Belvedere.

Fotografi emergenti e affermati portano in scena Milano e le sue sfaccettature.


Belvedere Foto – Santa Maria Valle, 5, Milano

La spirale che ti rovina la foto

1 febbraio 2012 3 commenti

Ho ripreso a sviluppare, in modalità industriale quasi, e il tempo per far le cose per bene mi manca.
E questo è un problema quando si tratta di gestire bene il negativo.

Avevo già parlato della spirale e come il passaggio dello sviluppo che la riguarda sia uno dei più complessi.
Qui vedete i risultati di un negativo che è stato estratto a forza dalla spirale perché incastrato.
Le pieghe che si formano sembrano impercettibili al tatto (ricordatevi che siete nella changing bag, non vedete nulla) quindi scoprirete se avete fatto danni solo quando avrete finito lo sviluppo.
Per far le cose per bene ricordatevi di avere le spirali perfettamente asciutte, il negativo tagliato agli angoli di un’estremità, e fate le cose con la dovuta calma, senza perdere la pazienza.

Le prime volte che si sviluppa è facile far incastrare il negativo sulla spirale, ma con la pratica diventa un evento raro.

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