Archivio

Archive for novembre 2011

Il manuale NASA del bravo fotografo spaziale

7 novembre 2011 Lascia un commento

La NASA ha usato per oltre 40 anni le macchine fotografiche Hasselblad nelle sue missioni spaziali.
Da quelle più conosciute come lo sbarco sulla Luna a quelle più di routine, tutte sono state immortalate con queste macchine fotografiche medio formato.
Da poco è stato reso pubblico il manuale per gli astronauti. Al di là della chicca storica che può rappresentare, è anche un sintetico e utile manuale di utilizzo di una macchina a pellicola.

Qua trovate il pdf completo.
Buona lettura

Mostra fotografica: “Allerta case popolari” – Urban Center Milano

7 novembre 2011 Lascia un commento

Poco pubblicizzato dal Comune, vorrei anche vedere, ha aperto una mostra reportage sullo stato delle case ALER a Milano.
30 scatti di Michele Cazzani, Andrea Micheli e Nicola Demolli Crivelli dell’agenzia PhotoAid, in giro per i quartieri più popolari di Milano.

La mostra è visitabile allo spazio Urban Center (Galleria Vittorio Emanuele), ma non ne troverete traccia sul sito, fino al 2 dicembre.

Qui un piccolo resoconto del Corriere.

Negativo e spirale, amici-nemici

7 novembre 2011 2 commenti

20111106-231534.jpg

Una delle poche cose “difficili” nello sviluppo a casa è quando il negativo va arrotolato sulla spirale.
Questa mantiene il negativo fermo all’interno della tank ed evita che ci siano zone del negativo non raggiunte dai liquidi di sviluppo (se ad esempio due lembi di negativo si toccano, difficilmente sarebbero esposti ai chimici).
Le difficoltà di questa fase sono di due nature: la prima è che spesso e volentieri l’avvolgimento del negativo si blocca e bisogna ricominciare dall’inizio, la seconda che l’operazione va fatta nella changing bag, cioè senza vedere cosa si sta facendo.

Nelle fotografie che ho riportato si vede un negativo (sviluppato) di medio formato (6×6) e la spirale della relativa dimensione.
20111106-231507.jpg

Partiamo dal principio.
Per semplificare il lavoro di avvolgimento è necessario prendere una delle estremità del negativo e tagliarne i due angoli in modo da “smussare” l’estremità stessa. Questo permette uno scivolamento più facile e che gli angoli si incastrino per qualche motivo nella spirale.
20111107-000630.jpg
Si prende quindi l’estremità smussata e la si appoggia ad una delle due anse (vedi freccetta) e con delicatezza la si spinge dentro per un paio di centimetri.
20111107-000904.jpg
La spirale (almeno quella che utilizzo io) ha un meccanismo per cui bascula al centro, questo significa che le due spirali possono fare un leggero movimento. Le due anse quindi non sono nella stessa posizione e ciò permette di puntare il negativo da un lato e poi, ruotando verso di se il secondo lato della spirale, di puntare anche l’altro lato.
Il negativo arriva così ad un restringimento della spirale, di solito è presente una pallina d’acciaio (nei cerchietti), che fa da freno, in modo che il rullino non si svolga.
E’ sufficiente ora infilare per un altro paio di centimetri il negativo e poi, facendo oscillare avanti e indietro un lato della spirale il rullino si avvolge da solo!
20111107-001027.jpg
20111107-001417.jpg
Questo se nostro signore dello sviluppo è dalla nostra parte.
Succede però che alcune volte si incastri e non ci sia modo di andare avanti o indietro.
L’unico intervento possibile è quello di aprire la spirale (a seconda del modello cambia la modalità) estrarre delicatamente il negativo e quindi iniziare nuovamente la procedura.
Mai, e dico mai, utilizzare spirali bagnate (magari avete appena finito di sviluppare un altro rullino). Il negativo si incastrerà di sicuro.

Per il secondo problema, l’impossibilità di vedere cosa si stia facendo, l’unica soluzione è la pratica, magari con un rullino già sviluppato o con uno sacrificato per la causa. Prima lo si avvolge alla luce del giorno per una decina di volte e poi si fa pratica ad occhi chiusi ed infine nella changing bag, provando a ripercorrere i passaggi fatti alla luce.
Fidatevi è solo una questione di esperienza.

Il consiglio è di fare molta pratica prima perchè, quando si è nella changing bag con un negativo su cui abbiamo lavorato molto, è veramente fastidioso doverlo rovinare perchè non si riesce a caricare nella spirale.

Matematica, onde e fotografie

5 novembre 2011 Lascia un commento

Io e Matematica non andiamo d’accordo da quando siamo piccini entrambi, mi ricordo che litigammo quando eravamo in terza elementare per qualche futile motivo e da allora non c’è stato più modo di fare pace.
Però Matematica crescendo ha cominciato a sembrarmi più attraente, più provocante in alcuni suoi aspetti.
Intendiamoci, la odio profondamente, ma ciò nonostante trovo qualcosa di affascinante in alcune sue espressioni.
Le onde ad esempio. Le onde del mare seguono uno schema e un ciclo preciso: ogni dieci una grande, ogni cento una ancora più grande, ogni mille una ancora più grande e via così, fino allo Tsunami Totale (una volta ho provato ad aspettare la millesima onda ma mi sono rotto le scatole prima).
Le fotografie seguono un ciclo simile, anzi più che un ciclo un rateo simile.
Mi rifaccio soprattutto al post sullo scatto compulsivo in digitale.
Funziona così (provate con le vostre foto): su dieci scatti una è guardabile, su cento una è decente, su mille una è molto carina, su diecimila una è veramente bella.

Non so se vale la stessa cosa se faccio delle fotografie alle onde, voi che ne dite?

20111104-233941.jpg

LomoKino, ovvero quando Lomo passa al film

4 novembre 2011 1 commento

20111104-001545.jpg

Normalmente non ne parlerei in quanto si tratta di film e non di fotografia ma il nuovo nato in casa Lomo è interessante.
Niente di nuovo sotto il sole tranne forse l’utilizzo di rullini di qualsiasi tipo in formato 135 (quello classico diciamo) quindi anche delle belle pellicole in bianco e nero che ci si può sviluppare a casa (per questo mi sono soffermato sul nuovo gadget).
Le specifiche tecniche contano poco in questo caso: si tratta di una videocamera a manovella da 144 scatti (tra i 35 e i 50 secondi di film a 3-4 frame per secondo), ottica da 25 mm con apertura da f5.6 a f11, tempo di scatto 1/100 di sec e distanza di messa a fuoco minima di 1 metro.
Il formato è 24 x 8,5 (per questo su un rullo da 36 pose escono 144 scatti).
Il costo è di 80$ e con 20$ in più si può avere anche il LomoKinoScope cioè il proiettore per vedere il nostro bel filmino muto.
Qua la recensione di Engadget, da cui è tratta anche l’immagine

La spesa non è molta per chi si vuole lanciare in questa avventura (chi di voi ha visto Super8 di Steven Spielberg?) e i risultati sono tutti da vedere.
Sappiate solo che sul mercato dell’usato si trovano valanghe di videocamere di alto livello tecnico il cui futuro è meno roseo di questo “nuovo” prodotto.

La Sindrome da Scatto Compulsivo

3 novembre 2011 Lascia un commento

Una volta ho visto mio fratello che scattava delle fotografie ad una statua, eravamo al Passo del Sempione in una splendida giornata di settembre, e sentivo che continuava a scattare a raffica.
Al che gli chiesi come mai usasse quella modalità, visto che la statua non si muoveva.
La risposta fu che era meglio scattarne di più, perchè così c’era più probabilità che almeno una fosse buona.
Ecco questo è il riassunto della Sindrome da Scatto Compulsivo.
I sintomi sono chiari: scatti a raffica quando non serve o scatti 30 foto da angolazioni diverse dello stesso fiorellino di campo.
Ora, è vero che il mezzo digitale te lo permette, ma a questo punto non era meglio fare un video?
E soprattutto, di quelle novecento fotografie che fai ogni volta che esci di casa, cosa ti resta? Quali farai vedere ai tuoi figli/amici/parenti/fidanzata/moglie senza che si suicidino?

La cosa più complicata da fare in fotografia è avere le idee chiare su quale messaggio vogliamo passare con il soggetto che stiamo inquadrando. Le scelte tecniche per ottenere questo risultato ne sono poi una conseguenza.
Anche se il messaggio è fine a se stesso, “guarda quanto è bello questo fiorellino” e non per forza “guarda quanto è bello questo fiorellino in un campo circondato da case in costruzione, simbolo dell’uomo che distrugge l’ambiente”, non c’è bisogno di farne trenta. Ne basta una fatta bene.

Prima di scattare devi immaginarti come vuoi la fotografia, immaginare cosa può suscitare in te e negli altri, e solo dopo focalizzarti sulla realizzazione tecnica.
E’ una fatica immane, credetemi, ma la prossima volta che state per premere il bottone di scatto, fermatevi un secondo e pensate a quello che state facendo e a quante persone salverete la vita.

Less is more: la tecnologia è dalla nostra parte?

3 novembre 2011 Lascia un commento

L’evoluzione tecnica e tecnologica ha portato all’introduzione di molte novità volte a facilitare l’adozione e l’uso delle macchine fotografiche, sempre più avanzate e automatizzate.
L’idea è quella di semplificare/automatizzare al massimo le funzioni a basso valore in modo che il fotografo abbia più tempo per le questioni essenziali, la composizione, la scelta delle luci e non ultimo il messaggio che vuole racchiudere nella fotografia.
Questo è accaduto prima con la pellicola e successivamente con il digitale.
L’introduzione degli esposimetri, dell’accoppiamento tempi/diaframmi, degli indicatori di focus e poi degli obiettivi con focus automatico, l’introduzione del sensore ottico che sostituisce la pellicola, l’archiviazione su schede di memoria sempre più capienti, la sensibilità ISO sempre più spinta e accurata, sono esempi positivi di evoluzione tecnologica.
Poi, per qualche malvagio motivo (di marketing :-)) nella storia tecnologica sono state inserite e vendute come insostituibili alcune trovate abominevoli.
Abominevoli non prese da sole, ma prese nel contesto generale di una persona che deve fare una fotografia e concentrarsi sull’essenziale.

Prendiamo ad esempio la funzionalità dello scatto automatico quando il soggetto fotografato sorride. Tecnologicamente parlando è una idea geniale. Vi sarà capitato di cercare di scattare la fotografia ad una persona a cui chiedete di sorridere e di arrivare un secondo prima o uno dopo e beccare una smorfia. Bene, ci sono molte macchine fotografiche che hanno questa funzionalità.
Dove si nasconde il problema? Per accedere a questa funzionalità bisogna iniziare ad armeggiare con il menù oppure, sareste già fortunati, trovare la rotellina delle modalità di scatto e ruotarla fino ad arrivare a quella che cercate.
Il tutto però vi obbliga probabilmente a togliere l’occhio dal mirino e a perdere tempo con i menù.
Un altro esempio: le informazioni visibili nel mirino (o sullo schermo).
Le informazioni base che servono per una esposizione corretta sono il tempo, l’apertura selezionata (eventualmente la relazione tra i due) e se ciò che state “puntando” è a fuoco.
Serve altro? Su una macchina a pellicola no. Su una digitale nemmeno.
Ma la digitale vi dirà quale ISO è impostato, data e ora, quale bilanciamento del bianco, se è sovra o sottoesposta, il livello di carica della batteria, quanti scatti avete fatto e quanti ne potete ancora fare, se e come è attivo il flash e con quale potenza, se c’è segnale gps, ecc ecc.
Ci sta tutto nel mirino, però il soggetto dov’è finito? E quanto sarò distratto dalla mole di informazioni che ricevo?
Per non parlare poi se vogliamo modificare le configurazioni base.
Immaginate di dover impostare il bilanciamento del bianco su nuvoloso.
Con la mia D80, dopo 4 anni, non riesco ancora a farlo senza togliere l’occhio dal mirino, ma in teoria è possibile. Tieni premuto il bottone dedicato e contemporaneamente giri la rotellina di selezione.
Se non sei così bravo o non sei fortunato abbastanza da poterlo fare senza accedere ai menù, ecco che inizia l’odissea. Entri nel menù delle impostazioni e cerchi: sarà sotto impostazioni generali o impostazioni di scatto? E se poi devo cambiarlo di nuovo devo rifare lo stesso giro? Nel frattempo è uscito il sole.
Con l’analogico il problema non si pone. In bianco e nero è ininfluente. A colori pure, a meno che non devi scattare fotografie con illuminazione al neon o a incandescenza per le quali serve una pellicola particolare.
Per non parlare della curva di apprendimento nell’utilizzo di una macchina fotografica e nella curva di configurazione della stessa.
Una macchina digitale appena tolta dalla scatola, rispetto all’inquadratura che farete deciderà esposizione, tempo, apertura, ISO, bilanciamento del bianco, flash, punti di focus, livello di saturazione e probabilmente in fase di salvataggio applicherà anche delle migliorie alla fotografia.
Obiettivo raggiunto, abbiamo faticato poco e ottenuto una fotografia esposta mediamente.
Se volete però cominciare a gestire voi la fotografia, a mettere un pizzico in più della vostra arte le cose cominciano a complicarsi.
Gli ISO li voglio automatici? E la saturazione? Quando utilizzo ISO alti imposto la riduzione del rumore digitale o no? Al bottone configurabile per accedere velocemente ad una funzionalità cosa faccio fare? Il cambio del bilanciamento del bianco lo metto automatico? La modalità di scatto multipla? Il bracketing?
Dov’è il senso della fotografia? E dove finisce il tempo che dedico al mezzo e quello che dedico alla fotografia?
Chiedete ad Henry Cartier Bresson quanto ci impiegava per impostare la macchina e scattare una sua fotografia in strada. La risposta è “niente”.
Aveva una sola ottica, ISO della pellicola, tempo fisso e l’obiettivo a fuoco su infinito.
Qualsiasi cosa passasse davanti a lui a più di 3 metri era a fuoco, pronto per essere immortalato.

To take a photograph is to align the head, the eye and the heart. It’s a way of life.

Non mi sembra che parli della modalità sorriso.

La sindrome da acquisto compulsivo fotografico (gear acquisition syndrome)

2 novembre 2011 Lascia un commento

Non è uno scherzo. Esiste veramente (prima o poi apparirà nel DSM 5) e se leggi un blog di fotografia probabilmente sei già malato.
Hai anche tu bisogno di acquistare il nuovo flash che si vede anche dalla Luna? E vogliamo parlare del nuovo super obiettivo 28-300 stabilizzato anche per i terremoti peggiori? Che ne dici della Leica M9 o del Nocton 0.95 da cinquemila euro?
E così avanti per ore, giorni, anni, finchè il tuo portafogli sarà prosciugato e le tue fotografie non saranno migliorate per niente.
Perchè io ho solo 10 megapixel e lui 14? Le sue fotografie saranno più belle allora?

Fermati. Rifletti. La tua fotografia a 10 o a 14 megapixel sarà sempre mediocre se non ti concentri sulle cose importanti.
Quello che dovresti veramente comprare, ma non si trova sugli scaffali, sono un’idea, la capacità di visualizzare, comporre e comunicare.
Sono la pazienza e la costanza, la voglia di scoprire e di imparare.
Ma questo non va bene al marketing, che ci bombarda di messaggi per farci credere che la fotografia più bella stia nella nuova macchina, nel nuovo ambitissimo accessorio.
Non funziona così purtroppo.
La fotografia migliore sta nei tuoi occhi e nella tua capacità di sintetizzarla con qualsiasi mezzo tecnico ti permetta poi di comunicarla ad altri. Che sia un iphone, una Kodak Brownie o una Nikon D3s.
Se una fotografia ha qualcosa da trasmettere, lo farà che sia sfocata e granulosa, che sia perfettamente nitida e ripresa da duecento metri, su pellicola o digitale e via discorrendo.

A mio parere questa corsa al nuovo tecnologico è uno spostare e negare la propria responsabilità di fotografi. E’ un dare all’altro meriti e colpe se una fotografia non è bella. E’ il negare che bisogna parlare con se stessi e mettersi in discussione, se quella inquadratura proprio fa schifo e bisogna riprendere la scena da un’altra angolatura, facendo la fatica di alzarsi.

Forse è questo che ci frega; non abbiamo più voglia di far fatica e di ottenere le cose con i nostri sforzi invece che con i soldi. E chi vende ha già vinto la partita.

Il progresso tecnologico dovrebbe essere teso solo a semplificare la vita del fotografo (un esempio su tutti: ditemi quanti menù e voci hanno le impostazioni della vostra fotocamera, poi le confrontiamo alle 4 levette di una Ikoflex IC), non a rubargli tempo e concentrazione.
Anche io ammetto di essere affetto dalla sindrome, ma ogni tanto ci rifletto, e parlarne è già un passo avanti.
🙂

App: Expositor by Wunderkammer

2 novembre 2011 Lascia un commento

20111102-000321.jpg

Questa applicazione molto semplice quanto utile, emula quelle che erano le vecchie tabelle che i fotografi analogici, prima degli esposimetri, utilizzavano per esporre correttamente le proprie fotografie, con un pizzico tecnologico in più.
L’idea è che basandosi sulla luce disponibile in un certo numero di situazioni standard, sia possibile impostare gli f e i tempi corretti o, in tempi digitali, gli ISO.
Ci sono quindi 4 colonne: la scena, gli ISO, gli f e i tempi. Le 4 colonne si possono muovere accoppiate con le rispettive colonne vicine, in modo da dare la combinazione corretta.

L’app, per chi ha una macchina analogica con un esposimetro avanzato e’ quasi superflua. Per chi invece ha un esposimetro inaffidabile (problemi di batterie ad esempio) o proprio non ce l’ha, questa app e’ molto utile.
Anche solo da un punto di vista didattico, per comprendere meglio l’interazione tra apertura, tempi e iso, vale la spesa.

Disponibile qui.